giovedì 13 aprile 2017

PER NON FARCI MANCARE NIENTE...



... un paio di settimane fa il Ric ha avuto un calo di zuccheri durante una gara. E' stato portato al PS in via precauzionale, fatti tutti gli esami (cardiaci, tutti a posto) e sollevato con una flebo di glucosata.
Abbiamo appurato che NON aveva mangiato prima della gara, ed una volta stabilito questo fatto ha preso dei sonori vaffa da me, da suo padre, dall'allenatore, da tutte le infermiere, dall'internista e dalla cardiologa. Speriamo che abbia capito.


L'infermiera che gli ha infilato l'ago della flebo ha sbagliato: ha preso un'arteria. Li per li, niente di che, a parte che ha dovuto sopportare un secondo buco. Da allora ha avuto un lieve livido, ma nulla di eclatante.


Ieri è andato ad allenarsi, e stamattina è così:




Spedito immediatamente dalla dottoressa (da solo, prima volta, cristosanto!), gli ha prescritto un ecodopler urgente.


Altre menate, ne abbiamo?

martedì 11 aprile 2017

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Allora.
Fino a sabato a mezzogiorno, tutto ok.
Sabato pomeriggio organizziamo con degli amici di andare a vedere una rievocazione storica che fanno proprio vicino a casa, a tema Longobardi. La mia amica ed io ci incamminiamo a piedi, quei 3 km che ti fanno sentire meno in colpa per il litro di birra della sera prima, i papà coi figli ci raggiungono in macchina.

Appena arrivato il GG col Nin mi rendo conto che quest'ultimo ha qualcosa che non quadra. E' un po' statico. Non corre, non si agita. Cammina con la testa ciondoloni e mi sta ammignattato come una cozza. Resistiamo il tempo di una dimostrazione di combattimento con le spade, poi lo porto a casa.

Mal di gola, mal d'orecchio... Febbre. Ovvio.
Una rapida suppostina e il mal di gola, puff. Magia. Sparito. Buon segno.

Peccato che...
Verso sera ci aggiungiamo anche una bella dose di nausea con tanto di Alien seduto per terra che tiene il catino davanti al naso del piccolo vomitoso. Ah ma che meraviglia.
Domenica, lunedì... stessa solfa. Mogio come una pelle di fico, avrà mangiato si e no 4 biscotti da sabato, dorme metà della mattina e metà del pomeriggio, ma da oggi verso le tre pare stare meglio. Non vomita, almeno. Mangiucchia qualcosa. Sembra che si riprenda un po', ride e scherza coi nonni. Buon segno.

Peccato che...
Mi accorgo che ha piedi e gambe coperti di orticaria.
Oibò. Ma come? Orticaria dopo tre giorni che non mangia praticamente niente, come può essere? Ci spremiamo le meningi, il GG ed io, ma nada, nix, un fico secco. Non ci viene in mente un accidente che possa aver provocato la reazione. Mangiato le solite cose, fino a venerdì. Quindi?

E quindi boh? Domani andrò dalla pediatra sperando che il Dr. House sia di turno, perchè qui ci salva solo una bella diagnosi differenziale.






mercoledì 5 aprile 2017

DI GITE

Oggi i bambini di quarta elementare vanno in gita, col CAI.
Il delirio-da-gita è cominciato già con diversi giorni d'anticipo.


Punto primo, l'abbigliamento.
Vanno in "montagna", come vuoi vestirli, in costume da bagno?? No, ma pare che nessuna mamma sia mai andata a fare una scampagnata a più di 25 metri slm. Scambi furiosi di messaggi sull'opportunità di mettere una tuta felpata oppure di cotone e su che tipo di scarpe siano più adatte. Poi, per massimo di sfiga, il CAI ci ha fatto pervenire un foglietto prestampato con le istruzioni del caso. Alla parola "scarponcini" si è scatenato l'infermo. Eh ma io non li ho. E ma che faccio? E ma le scarpe da ginnastica andranno bene?. Eh ma.... Eh ma svegliatevi, mamme cazzo: fanno un ora di passeggiata su un sentiero pianeggiante, pure in infradito potrebbero andare. Morale: un buon 70% di bambini stamattina sfoggiava scarponcini da trekking nuovi di Decatlhon, peraltro tutti uguali.


Punto secondo: attrezzatura varia e cibo.
Appena pronunciata la parola "gita" la domanda più pressante è: cosa bisogna portare? Ma benedette donne, cosa cazzo bisognerà portare a una gita? Due panini, una bottiglia d'acqua, se fa brutto un k-way e se proprio vi sentite magnanime una bella brioche per la merenda del mattino. Sempre uguale come da 4 anni a questa parte. Eh ma... un panino o due? Bella lo sai tu quanto mangia tuo figlio Eh ma... un pezzetto di focaccia  andrà bene? Non saprei, a tuo figlio la focaccia piace? Se si, va bene, se no va male. Salvo poi veder arrivare bambini con 4 litri d'acqua (o coca cola, si, abbiamo visto anche quello) nello zaino che manco riescono a trasportarlo.


Punto terzo: le foto
Pare che non si possa partire in gita senza un reportage completo che manco a una sfilata congiunta di Armani, Valentino, Versace e Dolce&Gabbana. Schiere di genitori che filmano il momento imperdibile e topico in cui i bambini mettono lo zaino nella pancia del pullman. Tutti insieme e tutti accalcati, perciò si sentono costanti A. girati... P voltati... R guarda la mamma.... tempo totale delle operazioni di imbarco: 20 minuti.


Punto quarto: l'ansia.
Ancora non erano saliti sul bus che già qualche mamma mi diceva: ma poi ci fai sapere tu? Ma sapere cosa, di preciso?? Cos'è che vuoi sapere, se tua figlia respira?? Appena partito il bus, un'altra mamma: allora poi senti la maestra, eh, che misembraproprioilcaso. Ma ti sembra proprio il caso di che?? Ma noi non siamo sempre andati in gita senza smartphone, senza wap, senza foto in tempo reale che così vedo se la mia piccina mangia il suo pranzuccio e beve la sua acquetta??? Andavamo, tornavamo, stop. Senza tante menate.


Punto quinto: la chioccia.
Pochi minuti fa mi è arrivato un messaggio dalla rappresentante dell'altra quarta. Diceva: "Per favore puoi avvisare le maestre che K. ha dimenticato l'acqua? Forse se qualcuno ne ha due bottigliette possono condividerla"
Ora. La mamma di K avrà chiamato la sua rappresentante la quale ha chiamato me perché io dica alla maestra della mia classe che avvisi la maestra dell'altra classe che la povera K rischia la disidratazione. Ma la suddetta K la bocca non l'avrà?? Non mi risultano casi di mutismo nell'altra quarta. Se le vien sete, non sarà capace di rivolgersi autonomamente a un'amichetta e dire qualcosa di straordinario tipo "ehi ho scordato l'acqua me ne dai un sorso?"


Poi dice che i figli vengon su rincoglioniti!
E vorrei vedere!!






PS: non si escludono aggiornamenti di questo post durante la giornata.



giovedì 30 marzo 2017

COSE CHE UNA MAMMA FA ANCHE A MENO DI SAPERE

Ieri ho accompagnato il Ric a fare shopping per la gara di sabato.
In questi mesi, non aveva mai chiesto che gli acquistassi un abbigliamento idoneo agli allenamenti di MMA: ha sempre usato pantaloncini e magliette che aveva, col risultato che non in palestra, ma in gara faceva un po' l'effetto di un pugile che salisse sul ring con i bermuda hawaiiani da spiaggia.
Sabato, dovendo combattere al CAMPIONATO DEL MONDO (no scusate il maiuscolo, ma capite anche voi....) voleva giustamente avere un aspetto idoneo (= figo)


Siamo andati in un negozio specializzato, molto grande, dove in esposizione ci sono solo i modelli ma bisogna chiedere le taglie alla commessa al banco. Due magliette, un paio di pantaloncini e... mamma, una conchiglia. La mia è tutta rotta. Chiede alla commessa e lei glie ne da una da provare. Andiamo verso i camerini.
Due minuti dopo spunta fuori la capoccetta dalla tenda del camerino e mi dice: mamma, santocielo, mi escono i cogl**** ehm, è un po' piccola... puoi chiedere tu la misura più grande che mi vergogno?


Eh. Pensa io...


Vado al banco dove un tipo sta comprando delle katane, attendo il mio turno, consegno la tellina e domando.


- Scusami, dice che è un po' piccola...
- Ok - risponde quella - ti do una L


Il tipo delle katane, un trentenne piacente mai visto prima di quel momento, mi guarda ammiccando, mi da di gomito come se fossimo vecchi amici e mi dice "eeehhhhhh" come a voler significare che sono una donna fortunata se sto comprando una conchiglia per un uomo che calza una large.  Ho evitato di dirgli che l'uomo in questione non ha ancora 17 anni ed è mio figlio, ma credo di essere diventata rosso fragola e mi sono fiondata con la taglia giusta verso il camerino.


Ecco.
Sinceramente, la misura del pacco di mio figlio era una informazione senza la quale avrei agevolmente proseguito la mia vita senza traumi. 

martedì 28 marzo 2017

MINIRUGBY 6NATIONS

Hanno ragione quelli che dicono che ti entra sotto pelle e dopo non puoi più farne a meno. Il Rugby. E' uno sport fantastico. Sabato i nostri Lupi hanno partecipato ad un torneo internazionale bellissimo, con squadre provenienti dalla Francia, Irlanda, Svizzera, persino dalla Repubblica Ceca.


Favoriti da una insperata giornata estiva (tutti tornati a casa con la faccia bruciacchiata), abbiamo passato 12 stupende ore di sport e amicizia (e salamelle e birra!)


Il torneo si chiamava Minirugby 6Nations ed era organizzato proprio come il suo "fratello maggiore". All'arrivo, squadre schierate e inni nazionali suonati dal vivo, dalla banda che era presente in campo con tanto di bandiere e gagliardetti. Come all'Olimpico.






Poi tutti in campo per le partite dei gironi "eliminatori", due campi, tre partite per ogni campo che i nostri meravigliosi combattenti dell'U10 hanno vinto a mani basse. Pensando che eravamo andati "per prenderle", consci di come l'Italia si collochi nel panorama rugbistico internazionale, i piccoli guerrieri hanno tenuto alto l'onore del tricolore giocando delle partite eccezionali per dinamica, tecnica, sportività e, soprattutto, correttezza. Francesi e Cecoslovacchi si inchinano rispettosi al  mio meraviglioso capitano Scheggia, a Guerriero, Caprone, Lebron, Gigante, Marchisio, Puffo &Co.






Guadagnata la finale, il Baffo ha tenuto una breve riunione motivazionale, come se ce ne fosse bisogno!! I ragazzi erano carichi come mine!!


Purtroppo nell'ultima partita è toccato a  noi cedere il passo ai bravissimi atleti del CARF di Fréjus (Francia) che ci hanno fermati 4-2 senza comunque avere vita facile! Medaglia d'argento, Baffo entusiasta, genitori in estasi ed atleti.... incazzati come caimani. Perchè si sa... in queste circostanze ci rimane peggio chi arriva secondo di chi arriva ultimo, perché sei lì e giochi la finale, e ci credi, oh se ci credi, ci credi come non hai mai creduto a niente al mondo in quella medaglia d'oro. L'argento a quel punto ti sembra una cacchina spiaccicata.


Ma la competizione è anche questa, si vince e si perde e i bambini devono imparare a onorare e rispettare un avversario più forte. E comunque il rugby è così... dopo un'ora ragazzi di Fréjus hanno visto Scheggia sul prato del centro sportivo, sono andati a stringergli la mano e si sono abbracciati, prima di organizzare una veloce partitella di pallone. E come facevate a parlarvi? Eh, mamma, io gli ho detto tutto quello che sapevo in francese. E sarebbe?? Je suis italien. Ma cosa vuoi, farti fermare da un trascurabile dettaglio come parlare una lingua diversa? Siamo rugbisti! Ci vuol ben altro!!







martedì 21 marzo 2017

DI TRADIZIONI VICHINGHE

Insomma, facendo un po' di ricerca per i miei vichinghi, mi sono imbattuta in una storia carina.

A quanto sembra la tradizione della Luna di Miele risale al rito dei matrimoni norreni.

Dopo la cerimonia vera e propria, che comprendeva nell'ordine:

- un sacrificio animale in onore degli dei della fertilità
- lo scambio delle spade (lui dona a lei la spada dei suoi antenati che lei darà poi al primo figlio, lei dona a lui una spada nuova, che simboleggia il passaggio dell'onere di protezione dal padre al marito)
- lo scambio degli anelli (che poggiavano sull'elsa delle spade)


sposi e invitati si recavano come oggi presso una sala o uno spazio allestito per la veizla, la festa. Qui, i due bevevano idromele dalla stessa coppa, recitando preghiere lei a Freyja (o Frigga non è
chiaro) e lui a Odino (o Thor). Questa pratica di bere idromele dalla stessa coppa durava poi per tutto il primo mese di matrimonio, con lo scopo di rafforzare l'unione e creare intimità (teniamo presente che i matrimoni erano concordati dalle famiglie e non è detto che i due fossero innamorati, o che si conoscessero quanto a questo).


E quindi, ecco qui: un mese, cioè una luna, a bere insieme un liquore di miele...  il periodo veniva chiamato la Luna del Miele.


Carino no? :-)





lunedì 13 marzo 2017

DI CONTRATTAIZIONE

Ahhh si?


Vuoi che la tua morosa si fermi a dormire a casa nostra DI NUOVO?


Mmmm... bene, e dimmi: cosa sei disposto a fare in cambio??







Vivere è un'arte piena di compromessi.

venerdì 10 marzo 2017

DI INGRATI


Io sono una donna disordinata e distratta. Mi dimentico le cose.
Mi piacerebbe essere come quelle che hanno sempre tutto sotto controllo, sanno cosa succede, quello che devono fare e come con settimane di anticipo. Ma niente da fare.
Orde di scadenze mi sfilano davanti come i Pompieri di Viggiù sbeffeggiandomi come scimmie allo zoo. "Mi hai mancata, mi hai mancata" cantano. 'Ste stronze.


Nonostante questo, sono rappresentante di classe alle elementari e assistente dell'U10 di rugby.


Perché sono anche distratta, però sono disponibile.
Tutti gli anni a settembre la stessa storia: lo fai ancora tu, vero? Ma anche no, se qualcun altro vuole proporsi cedo il posto volentieri... Ma nooooooooooo tu sei cosìììììì brava.


E #sticazzi!


Ieri sera al campo dovevo consegnare le pettorine nuove. Le ho consegnate ai genitori che accompagnavano gli atleti all'allenamento ma non avevo carta e penna sotto mano quindi non ho segnato chi l'ha presa e chi no. Voglio dire, i bambini sono 14 in tutto incluso Lore, quanto casino mai si potrà fare? E niente, c'è stato chi ha detto che volevano darmi il premio di peggior assistente dell'anno. Scherzando, certo. Ridendo. Però intanto.......


Bene, signori miei, ora vi spiego il mio punto di vista.
Intanto, col lavoro che arriva gratis et amore dei bisognerebbe semplicemente dire grazie e non fare tanto gli schizzinosi. E poi, scusate, neh? ma io vi avevo avvertiti. Non è che abbia millantato chissà quali straordinarie capacità organizzative o precisione mentale o che altro.
Ragazzi questo lavoro non fa per me!
Queste precise parole ho detto, a settembre. Chiare e tonde.
Avete trovato comodo comunque? Embé lamentarsi ora è tardi e meriterebbe un bel calcio in culo!


E che cavolo!
Ma l'anno prossimo col fischio che mi ribeccano.
Finirò il mi quinquiennio come rappresentante di classe, perché nessun altro vuole farlo, ma al rugby no, proprio no. Mi sono rotta. Torno a sedere sugli spalti signore e signori, a godermi le partite con i tifosi, bere birra in compagnia ed incitare il mio bel capitano scatenandomi finchè mi pare, invece che stare in campo in piedi, a rovinare le scarpe nel fango, contenere il tifo e spaccarmi genericamente los cojones.


Così sia scritto, e così sia fatto.

martedì 7 marzo 2017

AGGIORNAMENTI E NUOVO PROGETTO

Negli scorsi giorni non ci sono stati avvenimenti di particolare rilievo.


Il Nin si è ammalato per 24 ore perecise, dalla notte tra venerdì e sabato alla notte tra sabato e domenica. Un cecchino: ha beccato il centro rosso del bersaglio con una precisione infallibile, rovinandosi i festeggiamenti di carnevale. Niente Jack Sparrow quest'anno, e niente Assassin's Creed (i due travestimenti in ballottaggio).


Il Ric si è tagliato i capelli. Improvvisamente ha deciso che era stufo. Domenica ha chiesto a suo
padre di accompagnarlo al centro commerciale per procedere con la tosatura. Avendogli fatto notare che la domenica a mezzogiorno non era proprio il momento più adatto, la sua risposta è stata: bisogna che vada ora che sono convinto, se aspetto domani non lo faccio più


Invece la cosa folle è che il progetto "Gente del Nord" di cui avevo pubblicato qualche paginetta qui, sta continuando. E' successo che ho conosciuto una ragazza di Roma che scrive e pubblica, e quando ha saputo che stavo scribacchiando anche io qualcosina ha cominciato a istigarmi... e di cosa parla.... e come si chiamano i protagonisti... e fammi leggere due paginette..... e niente, ci ho preso gusto. Non ho ancora finito di scrivere, ho al momento un centinaio di pagine ancora tutte da editare, ma per portarmi avanti ho già la pagina facebook del libro e anche un profilo fake a nome del mio protagonista... nonché fresca fresca una pagina dedicata qui sul blog (guardate in alto) con qualche indicazione. Che dirvi. E' pura follia ma mi sto divertendo un mondo. Il problema è che non so nulla della cultura dei popoli tra cui la vicenda si svolge, e devo fare un po' di ricerca. Per non parlare della lingua. Ve lo raccomando, l' antico norreno: ogni parola sembra un colpo di tosse rauco!!  Sto cercando di farmelo amico, con incursioni nell' Islandese moderno che è la lingua attuale più simile.


E quindi niente... auguratemi in bocca al lupo and stay tuned.

mercoledì 1 marzo 2017

SONDAGGIO, EVVAI! SI RICOMINCIA. (POST V.M.18)

Una volta lo facevo spesso... nel mio ruolo di (volontaria o meno) confidente di un sacco di persone - mi sa che ispiro fiducia, vai a capire - sono sempre venuta a conoscenza di un'infinità di situazioni anche singolari o inaspettate e avevo preso l'abitudine di sottoporre alla valutazione popolare un certo numero di questioni sotto forma di sondaggio. Magari qualcuno se lo ricorda. Poi, beh, avendo le mie personali situazioni da gestire, ho smesso. Ma oggi vorrei riprendere questa bella tradizione perché mettendo insieme alcune cose mi resta sottomano uno scottante argomento di sesso che si discute meglio quando non ci si deve mettere la faccia. Sempre nel massimo rispetto e tutela della privacy.

Dunque.
Quando ero piccola e tornavo a casa dal pomeriggio in cortile senza avere fame, mia nonna si arrabbiava moltissimo, perché capiva che m'ero ammazzata di schifezze durante il pomeriggio. Tirava su il dito indice e con aria grave come se stessimo parlando di un efferato omicidio mi accusava perentoria::  gallina che non becca, ha già beccato. Questo discorso del mangime della gallina rivestiva per la nonna la massima importanza, e io in tutta onestà non sono mai arrivata a capire quale problema fosse se avevo mangiato fuori e non cenavo a casa. Certo non rischiavo di morir di fame!
Finché non ho cominciato a prendere confidenza con il lato metaforico della vita. Li ho capito che il senso era che se non ti va di fare (mangiare, bere, guardare, toccare, comprare....) qualcosa che mediamente hai sempre fatto o ti è sempre piaciuto fare, significa che hai già "evaso la pratica" (eh? la fine metafora...)


E veniamo al punto.
Prendiamo una persona qualunque, in salute, mediamente anche piacente da un punto di vista fisico, in una relazione fissa. Questa persona fa del sesso, come tutti.
Ad un certo punto inizia a farne sempre meno. Non una cosa grave, cioè non di botto.
Ma lentamente e gradualmente, e sembra che non se ne accorga nemmeno, o che non gli/le importi.


Ed ecco la domanda: quanto è probabile che il detto della gallina sia applicabile a questo tipo di situazione? La vostra risposta cambierebbe a seconda che questa persona fosse uomo o donna?

Un uomo che si diverte col sesso, per esempio scambiando goliardicamente con gli amici filmini di dubbia provenienza (certo solo per scherzo!!)  e poi la sera ha sempre sonno, è sospettato qualcosa?

Se questa persona, uomo o donna che sia, fosse un compagno/a invidiabile nella vita quotidiana ma manifestasse poco desiderio fisico, i sospetti di cui sopra sarebbero aggravati o attenuati?
La vostra risposta cambierebbe se la relazione fissa fosse di vecchia data? E se invece fosse nuova?
Quale è il "ritmo" che si può considerare accettabile? La diminuzione della frequenza è da considerare sempre un problema? E se la persona si rifiuta di ammettere tale diminuzione, può considerarsi in cattiva fede sulla base del fatto che non è possibile che non se ne sia accorta? Essere distratti o "abituati" è una aggravante oppure una attenuante?

Se una delle due parti della coppia non è soddisfatta della vita intima, è sempre giusto farlo presente fino a risoluzione ? Il problema E' risolvibile?  Il desiderio può essere sempre ripristinato? Val la pena di farlo? Se la persona insoddisfacente fosse un uomo, esiste il rischio che mettere in dubbio la sua abilità possa aggravare la situazione? In una tale circostanza, quanto è biasimevole che la parte insoddisfatta (dopo vari e tanti tentativi di dialogo infruttuosi nel corso di alcuni anni) vada a soddisfarsi altrove?


Vabbè il discorso lo avete capito smetto di porre domande dirette che ne ho già fatte troppe.


Vi do un'idea del mio pensiero in argomento.
Si, se una persona dimostra un calo del desiderio è un problema, ed in special modo se è un uomo. Questo perché gli uomini hanno questa propensione a parlare e comportarsi come se fossero tutti grandi latin lovers e poi sotto le coperte della vita vera casca l'asino. Io non li tollero quelli solo chiacchiere e distintivo. E' più forte di me. Il buon sesso è FONDAMENTALE e come tutto nella vita si costruisce con l'impegno. E non si fa solo tra le lenzuola. Al sesso si pensa, il sesso si pianifica.
Specialmente se hai una certa età ed una relazione da lungo tempo. La routine è la morte, e chi non capisce questo, è già cadavere. La mancanza di consapevolezza rispetto a un eventuale insoddisfazione del proprio/della propria compagna è gravissima. Ancora più grave quando ci si rifiuta di accettare l'evidenza. L'unica medicina è il dialogo e una coppia che non parla di sesso, è già finita. Si, penso che sia probabile che se una persona che ha sempre trombato con entusiasmo a un certo punto smette o cambia, sia una gallina che ha già beccato.A questo punto, mangime per mangime, non incoraggerei ma non biasimerei nemmeno troppo la compagna/il compagno che andassero per la propria strada a vedere com'è fatto il mondo.


In sostanza, a me piace un uomo per il quale tutte le scuse siano buone per farlo, non per non farlo! Si era capito?


A voi.

martedì 28 febbraio 2017

E VENNE IL GIORNO - #EQUIVOCI

E venne il giorno.


Il giorno in cui il ragazzo andò da sua madre e le fece la richiesta che, probabilmente, tutte le madri temono in cuor loro anche se assumono l'aria delle donne emancipate e delle mamme progressiste. Un #equivoco comune: progressista e indifferente non sono sinonimi.
Era un bel giorno di primavera inoltrata, con un cielo terso e un'aria frizzantina di quelle che scherzando si dice che "conservano". Le finestre della camera erano spalancate, e probabilmente fu un bene perché alla madre in questione fu molto utile poter respirare a pieni polmoni quell'aria fresca e corroborante.
La domanda arrivò a bruciapelo, senza preavviso, come capita sempre in quelle circostanze. Avrebbe dovuto esserci abituata ormai, perché da “mamma ma le femmine hanno il pisello?” a “ma cos’è un vibratore?” aveva negli anni sviscerato tutti i più scottanti temi psicofisici possibili e immaginabili, e sempre in modalità fulmine a ciel sereno.
- Mamma, volevo chiederti, ho detto a Sabrina di fermarsi a dormire qui stanotte, per te va bene vero?
Come avrebbe detto il Maestro Shifu: SCADUSC. 
16 anni di vita scorsero in un istante davanti agli occhi di quella povera mamma allibita.
Dal momento in cui aveva avvertito le prime avvisaglie di quello che si sarebbe rivelato un lungo e doloroso travaglio, peraltro senza buon esito, fino alla sera precedente quando aveva rimboccato come al solito le coperte posando un bacio veloce e leggero sulla fronte del figlio addormentato, tutto si snodò impietoso ed implacabile davanti a lei. Un topolino coi boccoli biondi che piange per un'iniezione a tradimento. Un bambino con il kimono di judo e la sua cintura gialla annodata fieramente. Un capriccio per un passato di verdura che proprio non c'era verso di mangiare. I precoci ma fruttuosi tentativi con i lacci delle scarpe. Il viaggio in metropolitana verso l'iscrizione alla prima liceo. La partenza per la prima vacanza senza genitori. Un giovanotto volenteroso col suo fratellino appena nato in braccio. La decisione per un'improbabile acconciatura. Carnevale vestito da Assassin's Creed.
E ora questo. La morosa a dormire con lui. Insieme. Nel medesimo letto. Contemporaneamente. Il cervello le si chiuse subitaneamente, la madre ragionevole scomparve fagocitata  dalla pantera che difende i suoi cuccioli.
- No che non mi va bene! Come ti salta in mente?? Hai 16 anni accidenti, non sono cose che si fanno a 16 anni!
- Mamma...
- Mamma un fico secco... ma ti pare? Ma figuriamoci!
- Mamma...
- No smettila, non c'è verso, scordatelo! Oggi questo, e domani cosa mi chiederai? No e poi no, basta.
- Mamma...
- Finiscila ti ho detto di no!
- Mamma, mi avevi promesso che non sarebbe mai stato un problema.
Ecco, chiedo perdono per il turpiloquio ma... oh, cazzo!
Era vero. La madre si rese conto immediatamente che il ragazzo aveva ragione. Glie lo aveva promesso. Io non farò mai finta di non sapere. Non ti costringerò a mentire per non dirmi qualcosa che so già benissimo solo per salvaguardare le apparenze. Tu parlami. Spiegami. Dimmi. Non fare le cose di nascosto. Ti prometto che non sarà mai un problema. Eh, quanta saggezza. E quanta differenza tra la bella teoria e la fredda pratica.
- No no figliolo mio, questo è un #equivoco!! Io non ho mai detto che... cioè non intendevo... insomma....
- Si?
- Non è che.... insomma si, io ti avevo detto... però capisci.....
- Siii?
Odore di sconfitta. Si sedette sul letto del figlio guardandolo spassionatamente. Un metro e 70 di fisico sportivo, grandiosi occhi di un colore indefinibile tagliati chissà come leggermente a mandorla, mascella quadrata con un vago accenno di barba bionda, bicipiti esplosivi e un'aria di prefigurazione sul viso che le fece venire la tremarella. Uno dei più grandi amori della sua vita.
- Niente. Hai ragione porca miseria. Te lo avevo promesso, vero?
- Eh già!
- Daccordo allora. Ma ehi! Criterio, ci siamo capiti?
- Certo mamma, grazie.
Tutto qui. Uno dei momenti più catartici della sua intera esistenza e si concludeva così, un sorriso e un bacetto veloce e poi via verso nuove mirabolanti avventure in un turbinio di jeans, magliette con disegni di strana foggia, riccioli biondi e profumo di ormoni.
Ci deve essere stato un grave #equivoco amore mio. Io non ti ho mai dato il permesso di CRESCERE!

Questo post partecipa al progetto #aedidigitali per il tema #equivoci




domenica 26 febbraio 2017

E PER LA GIOIA DI VEDETTA....


Le mazzulate in gabbia. La prima persa per un pelo


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La seconda vinta


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Una soddisfazione l'ha comunque portata a casa...




anche se non è soddisfatto del risultato. Dice che avrebbe potuto vincere. Il tipo con cui ha perso è una sorta di campioncino della federazione che organizzava la gara, e il  Ric ieri sera ha dichiarato con molta convinzione che il campione dovrebbe essere lui. Del resto visto i dissesti scolastici si è allenato tipo 4 volte negli ultimi due mesi, non poteva certo pretendere di spaccare il mondo.  Ha anche cominciato a capire chela vita sportiva è fatta di disciplina e sacrificio. Non si esce al sabato sera, per esempio, quando la domenica mattina si gareggia. Inoltre è sua responsabilità stare attento al peso: la sua categoria è fino a 65 kg e lui ieri è arrivato che ne pesava 65,500. Se non fosse rientrato nei limiti entro una certa ora lo avrebbero squalificato. Il suo allenatore lo ha fatto correre e saltare la corda mezz'ora con addosso 4 giubbotti. Alla pesata ufficiale dopo 40 minuti era sceso a 64,800 kg. Ovviamente tutto reintegrato subito grazie a una bevanda miracolosa ultimo ritrovato della tecnologia: una bottiglietta d'acqua da mezzo litro.

Tutto sommato, è esperienza.

Credo che la prossima gara sarà a fine aprile (mamma, non ti preoccupare, tanto lo ribecco quello lì ad aprile, oh se lo ribecco!), vedremo come saprà gestirsi.







venerdì 24 febbraio 2017

DI GIOVANI PADRI


E' successo che un vecchio compagno di asilo del Ric è diventato papà la settimana scorsa.
Una storia di quelle che si leggono sui giornali e non ci si crede: nessuno sapeva della gravidanza, nemmeno la mammina incinta. Vi giuro che è vero, risparmio i dettagli per tutela dei due minorenni coinvolti ma credetemi: da un punto di vista medico, non è così incredibile che non si fosse accorta.


La notizia si è diffusa nel nostro paesello non vi posso spiegare le facce sconvolte, i commenti acidi, la cattiveria, i malauguri e non so più che altro. E come si fa (che, non lo sai?) e ma dai, ma non hanno testa (e no, è insito nell'età) e ma si rovinano la vita (raccontalo alla bimba sana e florida), e ma non è possibile (evidentemente ti sbagli) e via di questo passo. Uno che abbia detto "Oh toh, congratulazioni e auguri" ancora non l'ho trovato.


Allora mi sono messa a pensare alla più frequente delle reazioni, che è "si rovinano la vita".
Cosa vuol dire "rovinare la vita"? Rovinare rispetto a cosa? E' inutile: ci penso e ci ripenso ma non riesco a considerarla una tragedia, come sembrano fare praticamente tutti.
E' indubbio che un figlio a 16 anni mediamente non è quello che uno spera per se stesso o per i propri figli. Però, diceva una anziana signora che conoscevo, un fioeu l'é no una malatia.
Ora dirò qualcosa che scatenerà le ire dei più: tra tutto quello che potrebbe capitare a un adolescente e tra tutti i rischi che un adolescente può correre, quello li mi sembra ancora il meno grave ed il più gestibile.


Abbiamo l'abitudine di dire che una persona "si rovina" se prende dei binari che non sono quelli che noi abbiamo pensato o desideriamo per lui. Lo faccio anche io col Ric: se non studi ti rovini. Questo perché io ho - anche se giuro sempre di lasciarlo libero di scegliere - un progetto per lui, un programma. Ho un idea di come dovrebbe vivere e di quello che dovrebbe fare secondo me. Non sono mai stata una di quelle che i figli devono essere avvocati o dottoroni, anzi sarei stata contenta per lui anche se avesse espresso il desiderio di girare il mondo facendo l'artista di strada, ma devo ammettere che ultimamente me lo sono immaginato varie volte al Cern, con un bel camice bianco da ricercatore, possibilmente in fisica. In questo senso si: se non studia, rovina quella possibilità, che è però una mia idea, un mio desiderio, un mio progetto. Non suo. E nei miei progetti sicuramente non c'è l'idea di diventare nonna almeno per un'altra decina di anni.


Ma se capitasse? Certo un figlio ti cambia la vita, lo fa anche quando hai 30 anni, un lavoro, un compagno o una compagna stabili e lo hai cercato e desiderato. Quindi figuriamoci se  capita per caso, e per di più in una fase della vita in cui già uno fa fatica a badare a sé stesso.
Però cambiare e rovinare sono concetti molto differenti. Un figlio non ti rovina la vita, un figlio - in qualunque circostanza e a qualunque età - ti fa prendere una strada magari diversa da quella che ti eri immaginato, ma se qualcuno o qualcosa può rovinarci la vita, quello siamo solo noi stessi, in prima persona.


Come recita il detto, life is10% what happens to you, and 90% how you react to it


Se Ric avesse un figlio oggi, io non mi dispererei. Lo giuro.
Innanzitutto vorrei che si prendesse le sue giuste responsabilità. Non gli permetterei di lavarsene le mani, anche se sono al cento per cento sicura che non ci penserebbe nemmeno, a farlo. Prenderei atto della cosa, mi impegnerei per dargli una mano e cercherei di fare tutto quello che posso per renderlo il più ed il prima possibile autonomo nei confronti della sua nuova vita. Si, gli consentirei di terminare gli studi. Si, lo aiuterei. E no: non accetto critiche del tipo che se è abbastanza grande per trombare lo è anche per arrangiarsi. Tutte noi abbiamo ricevuto aiuto dalle nostre madri ed avevamo ben più di 16 anni quando abbiamo avuto il primo figlio. Perché diventi improvvisamente sbagliato che un ragazzino lo riceva, mi resta oscuro.


Sarei persino lieta, ma segretamente, perché una persona sana di mente non può mostrare contentezza davanti ad una cosa del genere, specialmente se desidera continuare ad essere considerata sana di mente. Ora che ci penso... non sarei stata disperata nemmeno se fosse capitato a me a 16 anni. Anzi. Quasi quasi mi sarebbe piaciuto. Certo ho fatto di tutto per evitarlo ma essenzialmente perché avevo paura di tornare a casa incinta. Ma ammetto di averci pensato con tenerezza in più di una occasione. Forse sono davvero matta.... ma io preferisco pensare di essere alquanto resiliente. Continuo ad essere d'accordo con quella vecchina saggia e simpatica. Che si gioisca: dopotutto un figlio non è una malattia!






mercoledì 22 febbraio 2017

#INIZIO - ogni viaggio inizia col primo passo

L'alba. Un nuovo #inizio.
La donna, malamente raggomitolata su se stessa nel tentativo di proteggersi dai pericoli della sua stessa oscurità, si alzò faticosamente a sedere. Il sole faceva capolino dietro le foglie dei faggi e dei tigli e le illuminava fiocamente il volto, ed era quasi insopportabile dopo i lunghi mesi di buio in cui aveva vissuto. Che cosa vuoi adesso, sole? Lasciami nelle mie tenebre, lasciami alla mia rabbia e al mio dolore. Vattene, è troppo tardi.
Ma il richiamo della luce diventava ogni momento più irresistibile.
Il calore dei primi raggi pizzicava la pelle e asciugava le lacrime che non avevano mai smesso di solcarle il viso.
Guardò avanti, per la prima volta in molto tempo. La strada sulla quale era rimasta accasciata per lunghi giorni e notti ancora più lunghe procedeva dritta fino a dove l'occhio poteva vedere. Il terreno non era perfettamente liscio, non era perfettamente piano. In certi punti c'erano profonde buche, in altri si intravvedevano faticose salite. Ma gli alberi ai lati del viale erano fioriti, odorosi, luccicanti di sole e promesse.
La donna si mise faticosamente in piedi. le tremavano le gambe, non aveva più provato a camminare da quella maledetta sera in cui tutto il castello che aveva costruito si era rivelato fatto di carte. Strizzò gli occhi accecata dal bagliore che filtrava tra i rami e respirò. Semplicemente, respirò. L'aria che entrava ed usciva, frizzante, aveva un effetto benefico, rinvigorente. Si sentì leggermente meglio. Voci le giungevano da lontano, voci che le parvero famigliari, ma non aveva tempo di occuparsi di nulla in questo momento, solo di se stessa. Cos'era quel pizzicore alle mani? Cos'era quella smania che sentiva nelle gambe? Non poteva semplicemente tornare in terra, avvolta su se stessa, ed essere lasciata in pace? No, capì. Ormai non poteva più. Ormai aveva aperto gli occhi e la strada era davanti a lei. Era tempo di guarire. Prese una decisione d'impulso, e cominciò a spogliarsi freneticamente. Gettò gli abiti della sua vecchia vita dietro di se e con essi lanciò, poco per volta, tutto ciò che la ancorava al passato. Era urgente, ma non c'era fretta. Con la camicia si liberò della rabbia. Con la gonna della sfiducia. Con le scarpe del dolore. Con la biancheria dell'umiliazione. Si girò a guardare quel patetico mucchietto dietro le sue spalle e vide la strada dietro di lei, buia ed irta di rovi come in un vecchio racconto di principesse addormentate. Ringraziò dal profondo di se stessa quell'oscurità perché le aveva insegnato una importante lezione sulla sua forza ed il suo coraggio. Poi, la lasciò andare per sempre. Si voltò nuovamente verso la strada, guardando avanti col volto sorridente, gli occhi luminosi ed il corpo spogliato, nudo come all'#inizio di tutto, il giorno in cui era venuto al mondo. Finalmente e completamente se stessa, finalmente consapevole, finalmente scarica di pesi inutili, la donna alzò risolutamente il piede e compì fiera il primo, decisivo passo sulla sua nuova strada.








Questo post partecipa al progetto #aedidigitali
Dettagli qui



lunedì 20 febbraio 2017

E' UFFICIALE.

Ok è ufficiale.
Ieri abbiamo prenotato i voli per Edimburgo.


Oddio che emozione!


Sentendomi un pochino in colpa (ma poco eh?) nei confronti dei figli, mi sono assicurata che a loro andasse bene non partecipare al viaggio. Il Ric mi ha guardata come se fossi pazza :-D dichiarando che avrebbe preferito di gran lunga stare a casa 4 gg da solo (cosa che non farà: andrà a dormire regolarmente dalla nonna) e il Nin si è scandalizzato all'idea di avere 4 giorni di scuola da recuperare (ovvero da fare a casa quello che fanno a scuola durante la sua assenza + tenersi in pari con le lezioni del giorno) e ha dichiarato con convinzione che non ci pensa nemmeno, a perdere tutti quei giorni, che poi deve lavorare il doppio.


Perciò sapete che c'è??


BYE BYE BABIES, parto col marito e tanti saluti, 3 giorni pieni pieni (+ viaggio) di disintossicazione dalla vita quotidiana non possono che essere una manna dal cielo!! Specialmente perché saremo in ferie anche nei 2-3 giorni precedenti e nei 2-3 successivi al viaggio. La perfezione.


Ora non mi resta che mettere la mani sulla più figherrima guida di Edimburgo, perfezionare il piano d'azione (il che significa ottimizzare i tempi visto che voglio vedere anche qualche cosetta fuori dalla città...) e prenotare un albergo che soddisfi la mia follia, e che probabilmente sarà uno di questi tre:








... lo so lo so, sono una pazza nerd sedicenneinside senza speranza.


Pace :-)




martedì 14 febbraio 2017

CRONACA DI UN WEEKEND ANNUNCIATO

Vabbè che vi devo dire.
Alla fine non mi sono mica dimessa.
Come dice mio marito, la carogna mi passa abbastanza in fretta, faccio fuoco e fiamme per un po' ma l'eruzione finisce sempre piuttosto velocemente. Fino alla prossima, ovviamente.


Sabato siamo stati a Roma per Italia-Irlanda del #6Nazioni di rugby.
Che dire, il rugby è sempre una gran festa. Siamo partiti in 16 dalla Stazione Centrale all'indecentissimo orario delle 7.15 del mattino per arrivare poco dopo le 10. Entrando in stazione, ci accoglie questo cartello:




e già li capisci che sarà un bel weekend. I ragazzi rigorosamente in divisa e i genitori - o la maggior parte -  con la felpa della società, abbiamo invaso la capitale insieme a altre decine di migliaia di tifosi,  chi in maglia verde e cappello da leprechaun, chi nei colori delle proprie squadre. Alcuni tifosi irlandesi erano travestiti da San Patrizio, coi cappelli da vescovo in testa e il mantello verde trifoglio, e facevano abbastanza ridere :-)


Ci siamo concessi un lauto pasto a base di arancini di riso, pizze, focacce e birra in un posticino vicino allo stadio Flaminio e poi siamo partiti a piedi alla volta dell'Olimpico. Come, che strada abbiamo fatto? E che ne so... abbiamo seguito la folla!!! I bambini (pardon, gli atleti) erano piuttosto sovreccitati, ma comunque sportivamente abbiamo comprato una sciarpa anche coi colori degli avversasri.





SUL VISO LA BANDIERA ITALIANA
E IL SIMBOLO DELL'IRLANDA
Allo stadio è stato un vero dramma. Gli irlandesi ci hanno rifilato una batosta di quelle storiche, la partita non è stata nemmeno malvagia fino a un certo punto, diciamo che segnavano praticamente solo loro ma almeno glie la facevamo sudare, la meta.... ma a una ventina di minuti dalla fine i nostri ragazzi in azzurro sono defunti. O per stanchezza o per depressione, hanno completamente perso qualunque tipo di mordente. E' finita 10-63. Una débâcle! Questo non ha impedito comunque ai nostri prodi Lupetti di ingaggiare battaglia a suon di passaggi con un gruppo di tifosi irlandesi che hanno scaturito un pallone da rugby da non so dove proprio all'uscita dello stadio,  dimostrando così se ce ne fosse bisogno che le tifoserie avversarie non sono il nemico e che il rugby è uno sport (bestiale) giocato da gentiluomini.
Il giorno successivo ci siamo concessi quattro passi in città in attesa dell'ora di ripartire per le nebbie della bassa padana, passando da Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Fori, Colosseo. E un giro in via Condotti, in un orario in cui i negozi erano ancora tutti chiusi ma tanto anche se fossero stati aperti non sarebbe cambiato un bel niente.

Il discorso qui si complica, perché a un certo punto siamo entrati in un negozio di cianfrusaglieria varia, di quelli che vendono piccoli complementi per il bagno, la cucina ecc... tutti belli colorati e di design. C'erano in esposizione degli occhiali pre-graduati come quelli che si trovano in farmacia, e ne ho inforcati un paio per provarli soltanto perché erano carini. Avevo in mano una scatolina di un acquisto che avevo appena effettuato, e mi sono accorta che... ecco. Come posso dire. Le scritte sulla scatolina erano molto piccoline e.... con gli occhiali le leggevo perfettamente. Senza, un fico secco. E così... che devo dirvi. Li ho comprati. Perché esiste una gran differenza tra essere giovanili ed essere giovani.


lunedì 13 febbraio 2017

MI DIMETTO DA MADRE.

Oggi faccio coming out.


Il mio istinto materno è fottuto. Andato, seppellito. Mi restano solo i coglioni roteanti.
Ssono arrivata ad un punto in cui veramente dei miei figli non ne posso più. Ma mica per modo di dire.
Vorrei essere come quelle brave donnine tenere e arrendevoli che qualunque cosa capiti rispondono con un bel sorriso e una torta al cioccolato, ma non lo sono. Non lo sono, punto e basta.
Non riesco a digerire tutto semplicemente perché sono i miei figli e li amo.


Li amo, e allora?
Questo da loro dei diritti sulla mia persona?
Ma direi proprio di no.


Riccardo non ha preso nemmeno una sufficienza a scuola da dopo le vacanze natalizie, ed è passato un mese. Sembrava che ultimamente le cose fossero un po' cambiate perché mi pareva più sereno e sorridente, ci si poteva parlare un po' di più, ma la litigata impiccata di stamattina e gli ultimi due 5 che sono di oggi mi hanno aperto gli occhi: è ancora la solita merda.


Quell'altro da parte sua ha dei momenti di rabbia durante i quali perde il lume della ragione e mi augura alternativamente di cascare da un ponte, o di sdraiarmi sulle rotaie del treno ed attendere che passi. Oppure si augura di morire perché la vita con noi è un inferno, e lui è il nostro schiavo. E' un bambino? Si, e quindi? Resta uno stronzo. Piccolo, ma stronzo. E se fa brutto dirlo del proprio figlio, pazienza.


Io ne ho i coglioni pieni, basta, sono arrivata veramente al punto di rottura.
Qui le cose sono due, o me ne vado o li ammazzo. Non vedo alternative. Non li sopporto più, non ne posso più, ne uno ne l'altro. Me ne fotto che poi il piccolo viene a chiedere scusa e il grande con un abbraccio mi fa su come una cretina. Me-ne-fotto, mi avete sentito?


Ho una gran voglia di prenderli tutti e due a male parole, perché ragazzi miei, siete due piccoli coglioncelli senza arte ne parte, e bisogna che ve ne facciate una ragione, sappiatelo. Rendetevi conto. Non faccio certo il vostro bene a tenervi nascosta questa amara verità, perciò ecco qui: ve la dico chiara e tonda. Sono vostra madre ed è mio dovere dirvi anche le cose scomode. E' per il vostro bene: dovete avere chiaro chi e cosa siete. I miei mal di pancia, le mie notti insonni, tutti i pensieri che macino a cercare delle soluzioni per voi due, non ve li meritate perché non sapete che farvene. Siete contenti solo di giocare alla Play, quello piccolo, e farsi i cazzi suoi, quello grande, e il resto può andare in fumo senza che voi ve ne accorgiate.


Basta chiedere, basta ottenere: il resto non conta. Riccardo non fa niente, e dico niente, di quel che gli si richiede: non è capace nemmeno di tenere in ordine il suo cassetto delle mutande. E dire che ho smesso di fargli la servetta quando aveva 5 anni. Mi immagino come stanno messi quelli con la mammina servizievole. Lorenzo è la più adorabile delle creature finchè non lo si contraria. Ma basta una parola storta e addio, gli parte l'embolo. E dove cazzo sta scritto che devo misurare le parole in casa mia? Con un pistola di 9 anni? Impara a gestirti bellodemamma, che è ora.


Senso del dovere? Ma cos'è?
Rispetto? Ma quando?
Un minimo di decenza? Nemmeno.


E' uno schifo, fa tutto davvero molto schifo.
Io, sono al capolinea e adesso scendo.
Mi dimetto.
Che si arrangiassero.



giovedì 9 febbraio 2017

DI NINNOLI RABBIOSI

Dunque, il Nin (cui prima o poi cambierò soprannome che ormai è passatello) è un bambino allegro e solare la maggior parte del tempo, ma ha un piccolo - ma piccolo neh? - problemino caratteriale. E' estremamente collerico. Ma tanto, parecchio. E' incazzoso di default.

Lo direste mai di questa faccia??   -->
Eppure.


Ora lasciamo perdere i discorsi sulla genetica e sull'educazione, perché è chiaro che i genitori sono gli stessi rispetto al Ric e la pedagogia, insomma, molto simile... sta di fatto che lui così infiammabile ci è proprio nato. Quando era piccolo, tipo 6-8 mesi, se lo contrariavo partiva di capoccia e mi tirava una testata sul naso. Bon, fine. Hai capito o no che non sono d'accordo?


Crescendo ha affinato la tecnica: dalla capoccia alle mani. I primi anni di cortile sono stati un po' difficili, perché non appena qualcuno lo spingeva o lo sgambettava giocando, o vinceva una gara, o per qualunque motivo anche banale entrava in rotta di collisione con lui... basta, gli vedevi proprio calare il buio negli occhi, ed erano botte da orbi. Perché era sempre convinto che lo facessero apposta. E quindi si vendicava.


Di li è cominciato il lungo lavoro di sedazione di questo istinto omicida, passando per i classicissimi conta fino a 10 e fai un bel respiro profondo per arrivare ad un più originale (e autobiografico) tu fai finta che la rabbia sia il tuo avversario che scappa con la palla: placcala.


Insomma risultati alterni, ci sono stati grossi miglioramenti ma la perfezione come si sa non è di questo mondo. Quando gli scappa una incazzatura di troppo viene da me contrito "Mamma lo sai che ho problemi con la gestione della rabbia"... Sic.


Lunedì pomeriggio era in cortile con due compagni di classe. Giocavano proprio sotto le mie finestre, io ero in doccia quando il Ric, la cui scrivania è proprio davanti alla finestra suddetta, mi avvisa che lo sente piangere. Apro, mi spenzolo.
- Nin, tutto bene?
- No mi sono fatto male!
- Ok vuoi salire?
- No.
- Bene allora non è grave, ti aspetto alle sei.


Baci abbracci e fine del problema.


Ieri la mamma di uno degli altri due bambini mi ha fatto il resoconto dei fatti (così come riportato da suo figlio, il piccolo G.)
Dunque pare che G abbia involontariamente fatto uno sgambetto al Nin giocando a palla e che il Nin appunto sia caduto sbucciandosi un ginocchio. Il povero G, che conosce il Nin da anni (e si è pure preso le sue più di una volta) era tutto dispiaciuto e continuava a scusarsi dicendo di non averlo fatto apposta.


Il Nin, una roccia.
Si è alzato, si è messo dritto come un fuso con le mani lungo i fianchi, i pugni e gli occhi chiusi, sciorinando una sorta di mantra.
- Giaco.... voglio menarti ma non ti meno... voglio menarti ma  non ti meno... voglio menarti ma non ti meno...
- No ma davvero scusa, non l'ho...
- Allontanati. Voglio menarti ma non ti meno... non mi venire vicino altrimenti ti pesto. Allontanati. Voglio menarti ma non ti meno.....


Due minuti così.
Poi hanno ricominciato a giocare come se nulla fosse (per fortuna al Nin come gli monta, gli si smonta in un lampo)


Il piccolo G era molto ammirato dal suo nuovo autocontrollo (e secondo me anche parecchio sollevato)




DI HIGHLANDS (FORSE) MANCATE.

Il viaggio della mia vita è il tour della Scozia.
E' qualcosa che desidero fare fin da bambina.
Natura selvaggia ed antichi castelli mi attirano come se fosse la mia "vera casa", sensazione che sperimentavo anche rispetto all'Inghilterra quando la frequentavo assiduamente, da giovane.


La mia - amichevolmente sfottuta - passione per gli uomini dai capelli rossi e possibilmente in gonna non può essere  casuale: devo avere del sangue celta nelle vene, per forza. Avrò passato la mia precedente vita nelle Highalnds come moglie di un laird? O magari come sguattera di cucina in una fattoria nei pressi di Inverness?? (oddio moglie di laird suona meglio!)


Comunque... com'è come non è questo era l'anno del viaggio. Ne parlo da non so più quanto. Il marito è d'accordo. Ho chiesto le ferie per dopo Pasqua. Ho elaborato il tour e praticamente so già quasi dove andare a dormire.


E quindi quale è il problema?
Beh ce ne sono almeno due.
Primo, le ferie non sono ancora state autorizzate.
Secondo, questo è un viaggio che vorrei fare senza figli. Non solo perché sono posti molto "romantici" ma anche perché come dicevo è il viaggio della mia vita, e sarò stronza ma tirarmi dietro uno col muso e l'altro che si lamenta che è stanco... anche no.  Ma dubito che troverò da sistemare il Nin per il tempo necessario... si perché il mio giro prevede sia la zona di Edimburgo (Doune, Midhope, Blackness, oltre naturalmente alla città) sia la zona di Inverness (Loch Ness e Uquart, Fort William, Glenfinnan, Culloden) passando per il parco nazionale ed una distilleria di whisky o due, e non si può fare in meno di una settimana. 


Quindi. Le soluzioni che posso vedere sono soltanto due.
1) riduco il giro alla sola Edimburgo e dintorni, 4 giorni e 3 notti, ad aprile e magari così il Nin lo sistemo. Ma non si può più parlare di Highlands.
2) Lo faccio tutto, ma quest'estate. Coi figli.


Altre soluzioni non me ne vengono in mente.
Sempre che riesca a partire del tutto.
Ieri ho portato a casa il mio itinerario tutto fatto per bene, giorno per giorno e visita per visita, coi chilometri da percorrere e tutto quanto. Mio marito, che dice di aver voglia quanto me di fare questo viaggio, non l'ha nemmeno guardato.


Che devo dirvi. Al momento non mi sento tanto ottimista.





lunedì 6 febbraio 2017

DI CAPITANI


Era matematico, non so di cosa mi stupisco.
Dopo circa 40 giorni di sole splendente e cielo terso senza manco una nuvola, sabato abbiamo giocato il primo torneo del 2017 sotto una dannatissima pioggia e su un campo che era praticamente una piscina. Come sempre, il problema non è degli atleti ma nostro: a loro che gli frega, anzi, si divertono pure di più! Noi li, immobili come pali (io in campo, peraltro) dritti come fusi, con una birra (ovviamente annacquata) in mano giusto per darci un tono. Peraltro un torneo numeroso come non se ne vedevano da mesi, 5 partite (brevi) e fortunatamente senza interruzioni tra l'una e l'altra.


I nostri Lupi dell'Iride hanno ben figurato, con 3 vittorie 1 sconfitta e 1 pareggio, ma se persino l'allenatore W. gli ha detto che hanno giocato bene (quello del "te le taglio le mani se non impari a usarle, ndP) significa che possiamo essere veramente soddisfatti.


Il Nin ha giocato da capitano (scelgono un capitano l'ultimo allenamento prima del torneo, e devo dire che il Nin viene scelto abbastanza spesso) e ho sentito alcuni dei suoi compagni parlare tra di loro fuoricampo con apprezzamento "ehh Lore è la nostra arma segreta... come corre...." il che mi ha fatto molto piacere anche se ovviamente a lui non ho detto niente.


Devo dire che ho notato  una cosa che, non posso dire mi abbia fatto arrabbiare perché sarebbe troppo, ma sicuro mi ha un po' infastidito. C'è un suo compagno di squadra cui piace evidentemente farsi notare. Nulla di male. Sabato ha cercato in più occasioni di "scippare" il ruolo di capitano, peraltro riuscendoci, essendo il Nin poco o nulla interessato alla "visibilità". Il capitano in una squadra di U10 ha essenzialmente un ruolo: far schierare correttamente i suoi compagni in campo all'inizio di ogni nuova azione. Oltre a questo, nella nostra squadra per evitare litigi, il capitano è quello che da il via al gioco calciando la palla. Chissà perché è una cosa che vogliono sempre fare tutti. Questo suo compagno invece si inseriva al posto del Nin urlando il classicissimo "schieratiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii" e impadronendosi del pallone stile damigella che cerca di intercettare il bouquet della sposa ogniqualvolta era necessario battere.

Il Nin che dire... non se n'è manco accorto.
Sono stata a lungo dibattuta se fargliene cenno oppure no, e alla fine ho deciso per il si.
Gli ho detto che ci sono persone a cui piace mettersi in mostra e che fa parte del carattere e non c'è di base nulla di male, ma che deve fare attenzione che queste persone non gli mettano i piedi in testa. Che il suo ruolo di capitano implica determinate cose e quelle cose deve farle lui, altrimenti rischia di perdere il rispetto della sua squadra. Che se qualcuno cerca di intromettersi lui con molta gentilezza deve semplicemente rispondere "Oggi il capitano sono io e me ne occupo io. Quando lo farai tu, te ne occuperai tu".

Da una parte non sono sicura di aver fatto bene, perché dopotutto se il Nin non ha quel tipo di competitività (anche se sul campo competitivo lo è, eccome!) forse non dovrei instillargliela, ma d'altra parte persone così, che sgomitano per prendere il suo posto, ne troverà per tutta la vita ed in ogni ambito, e forse non è male che cominci a capire come gestirle.

Cosa ne pensate?

giovedì 2 febbraio 2017

SONDAGGIO


Se ci fosse qualcosa che desiderate, ma tanto, un sacco, parecchissimo..... una cosa (non necessariamente un oggetto) che considerate magari non fondamentale ma sicuramente molto importante per la vostra vita.....
...... ma vi vergognaste a chiedere, come fareste?

mercoledì 1 febbraio 2017

DI VIAGGI E SEI NAZIONI


Siete pronti? Siete caldi? Siete al dente?
Sabato comincia il Six Nations di Rugby, con Scozia-Irlanda a Edimburgo (perché io non sono li? Eh? perché CAZZO io non sono li??)


La Federazione ci manda, come società sportiva (Lupi! Au! Au! Au!) i biglietti per una delle partite che si svolgono all'Olimpico, e quest'anno tocca ad Italia-Irlanda che si giocherà l' 11 febbraio.
Se ricordate questo post, capirete perché quest'anno abbiamo deciso di andare a Roma per tutto il week end, con alcuni compagni di squadra del Nin e relativi genitori.


Dopo la notizia dell'arrivo dei biglietti ci sono stati giorni di convulsa consultazione tra mamme e papà del rugby. Ma tu con quale treno scendi? Ma a che ora parti? Ma prenotiamo tutti nello stesso albergo? Ma tu hai contatti a Roma? Ah si, allora pensaci tu. Ma per il ritorno, verso che ora facciamo? Ma la domenica mattina meglio Colosseo o Fori Imperiali? E' stato creato un gruppo wap apposta, e vi ho detto tutto.


Inosmma. Come organizzare un matrimonio.
Definito il pernotto (trovato posticino che ci piglia tutti) e concordati gli orari di massima di andata e ritorno, mi accingo a prenotare il treno che, ve lo devo dire, è un salasso da levarti il sangue dalle vene. Ma faniente, per il Nin si fa questo e altro, si parte alle 7 del mattino ma faniente, al massimo dormiamo in treno, si va a prendere una gelata (e una batosta) allo stadio, ma perdio, siamo rugbisti, mica sollevatori di polemiche. Si va. Punto.


Torno dunque un bel giorno a casa entusiasta per comunicare la lieta novella al Nin


- Ehi allora, l' 11 pronti via, andiamo allo stadio eh?
- Stadio, che stadio?
- A vedere il 6 Nazioni. Italia Irlanda. Fico eh?
- Ma dove?
- All'Olimpico, dove siamo stati anche l'anno scorso?
- Nooooo ma fin la? Ma è lontaaaaanoooooo
- Si beh, prendiamo il treno quello superveloce
- Noooo perché non la guardiamo in TV che si vede meglio?


Io-lo-uccido.

mercoledì 25 gennaio 2017

DI NATALE, BEFANE E TATTOO


Spiego un attimo, perché ci tengo, a seguito ultimo commento del nostro Vedettone su questo post.


Dunque il Ric al momento ha tre tatuaggi.
Gli ho consigliato ora di darsi una calmata (lui ne farebbe due all'anno, uno per il compleanno e uno per Natale) perché un tatuaggio è qualcosa che deve avere un significato per la vita, ci sono persone che tatuano nomi (come lui) o date significative ecc.... e quindi non è bello che entro i 20 anni abbia esaurito i posti tatuabili.... eventualmente volesse imprimere qualche avvenimento futuro importante.


Al momento ne ha tre:
il nome di suo fratello sul braccio
la parola "entanglement" sulla pancia
ed ora, un lupo sul tricipite destro.


No, non gli ho impedito di farlo a causa della débâcle scolastica perché sono sempre stata convinta che Natale deve restare Natale. Non ho mai approvato i genitori che dicono a un bambino che se fanno i cattivi Babbo Natale non arriva. Quanto può essere cattivo un bambino? magari non obbedisce volentieri? magari fa qualche capriccio? Eh sant'Iddio, sono bambini. Li punisci (e io lo faccio!) quando l'episodio avviene e per l'amor del cielo lasciagli tranquillo il Natale!!!! Lo aspettano  tutto l'anno, voglio dire, quanto devono essere cattivi per rovinarglielo? Ora lo so che Ric non è più un bambino da un bel pezzo, ma mi sono mantenuta fedele a questa linea.


Conosco una persona che ha un bambino di 3 anni che è un santo. Ma un santo vero. Educato, carino, simpatico, non rogna, non brontola. Quest'estate siamo andati una sera a cena insieme, e il bimbo  è stato educato e composto a tavola. Certo ogni tanto scendeva dalla sua sedia e veniva a interagire col Nin, ma non ha disturbato nessuno, non ha scorrazzato, non ha gridato, insomma... un modello. La sua mamma alla fine della cena non gli ha comprato il gelato perché si era comportato male (non avrebbe dovuto alzarsi per niente). Questa stessa mamma ha messo nella calza della befana alcune caramelle e del carbone, e poi lo ha sbandierato ai quattro venti con frasi tipo "ehhh si, è arrivato anche il carbone perché sei stato monello, vero?" Vi devo spiegare il visino avvilito?


Ecco a me queste cose agghiacciano davvero. Mi spiace dirlo perché questa mamma è una persona di famiglia, però sul serio... come fai? Con un figlio così, poi, nemmeno avessi dato alla luce Attila l'Unno (e ce ne sono, eh, mica no!). Diciamo che un pochino me lo aspettavo, fin da quando ha partorito, giacchè è stata giorni e giorni senza fare o ricevere telefonate (di congratulazioni, mica di lavoro) perché, sai, ha partorito, è stanca, non può parlare. E qui, vi devo spiegare il mio visino basito?


E quindi niente.
Il Ric ha subito la sua punizione (non uscire, non allenarsi, niente morosa, niente capodanno) ma non sono stati intaccati i regali di Natale. Quindi, si è tatuato.









martedì 24 gennaio 2017

DIPARTIRE O NON DIPARTIRE...

Prendo spunto dalla Rachele per proporvi - solo ai più coraggiosi di voi - un giochino che sembra un po' macabro ma che alla fine è piuttosto divertente.


Se per infinita sfiga del mondo intero, dipartissimo prematuramente verso gli azzurri pascoli del cielo ... come sarebbe il nostro necrologio??


Io ci ho pensato su un pochino ed ecco il mio:


E' mancata all'affetto dei suoi cari la Puffola, madre affezionata e amorevole, ma purtroppo semi-isterica e moglie devota ed appassionata. Di lei si ricordano gli improbabili tentativi culinari, l'ineluttabile disorganizzazione, l' incrollabile fiducia nel prossimo e nel futuro, e la convinzione che l'amore conta sempre e comunque più di tutto. Ci mancheranno i suoi vestiti un po' troppo colorati e scollati, i suoi capelli sempre arruffati e la sua anima infinitamente nerd. Conosceva a memoria Harry Potter e Via col Vento e non aveva mai deciso quale genere musicale preferisse.


Aspetto i vostri nei commenti :-D

lunedì 23 gennaio 2017

BUONA LA SECONDA

Lo so che sono successe tante cose in questi giorni che meriterebbero attenzione. Ma onestamente del terremoto non c'è nulla che si possa dire e di Trump ancora non me la sento di parlare: ogni volta che ci provo le mani volano sulla tastiera in una maniera che rischia di farmi trovare in men che non si dica dentro un bunker della CIA a mangiare pane e vermi e cacare in un angolo. Magari quando sarò un po' meno emotiva....


Quindi oggi parliamo del Ric, che ha ripreso ad allenarsi (ma non moltissimo) e ieri ha fatto la sua seconda gara. Che per fortuna è andata meglio della prima. Aveva un solo incontro che è durato abbastanza poco, ha vinto per sottomissione il che significa che il suo avversario si è arreso non potendo più far nulla per liberarsi dalla sua leva al braccio. La disciplina non era MMA ma una cosa di cui non conoscevo l'esistenza che si chiama grapling: solo lotta a terra, qualcosa a metà tra la lotta greco-romana ed il judo. Molto meno spettacolare da vedere, ma l'assenza di pugni in faccia come mamma non posso che vederla di buonissimo occhio.


Ric non era "carico" come la volta scorsa.
Secondo me si è mantenuto diciamo fuori dalle aspettative per via di come era andata l'altra volta: se fosse successo qualcosa almeno non ci sarebbe rimasto un po' meno male. E poi forse si è trattenuto un po'. Il suo allenatore infatti lo ha notato: gli ha detto che "gli si vedeva lo scazzo" lontano un miglio. Ric ha detto che ha combattuto male e che avrebbe potuto vincere in metà del tempo: non so cosa pretendesse di fare, visto e considerato che l'incontro è durato 45 secondi in tutto (ma a me sono sembrati molti di più, mentre guardavo)


Alla fine dell'incontro sono andata a congratularmi (il Nin gli è saltato al collo, era entusiasta e ha fatto un tifo scatenato)  e ho assistito al veloce breefing post-match tra lui e l'allenatore: una serie di mezze parole miste a gesti esplicativi di cui non sono riuscita ad afferrare nemmeno il senso generale. L'importante è che si capiscano loro.


Speriamo che sia l'inizio di una serie di belle vittorie (che per inciso danno crediti per la maturità) e che lui si metta finalmente tranquillo tra sport, studio e morosa. Le potenzialità ci sono, speriamo che cominci davvero ad usarle tutte.





venerdì 13 gennaio 2017

RITORNO ALLA NORMALITA'

Sono stata un po' assente ultimamente, ma sto seguendo un altro progettino di cui alcuni di voi sono già parzialmente al corrente, e che mi ha assorbito più tempo del previsto.
Soprattutto perché non pensavo di portarlo avanti, in realtà.
Ma, come direbbe mio figlio, mi sono presa bene.


La prima settimana di vita  normale dopo le vacanze è trascorsa senza particolari scossoni. Il GG in trasferta danese ha complicato un po' le cose con la sua assenza, ma chi sono io per lamentarmi?


A Riccardo è stato dato l'ultimatum definitivo: o rimedi tutte le materie che hai entro il tempo a disposizione per il recupero (mediamente entro fine mese) o il 1 di febbraio ti aspetta il tornio. E non voglio più occuparmi della cosa. Che facesse quello che preferisce. Dice che rimedia. Però è anche vero che lo dice sempre. Ha visto la morosa un paio di volte ma non ha ancora ripreso gli allenamenti.


Il Nin invece ha ripreso sia rugby che circo, e devo ammettere che con questo freddo vederlo uscire di casa in pantaloncini è un tantino strano. Ieri sera mi ha telefonato il suo allenatore di rugby, un omone gigantesco dal nome sconosciuto che tutti chiamano Baffo. "Senti, lo so che tuo figlio è un guerriero vikingo - mi ha detto - ma stasera fammi la cortesia mettigli un paio di pantaloni lunghi che col terreno gelato se placca si scortica le ginocchia". Mi pare ragionevole.
Mi sono anche un (bel) po arrabbiata con il resto della squadra perché nella prima settimana ci siamo allenati in 3. Tutti gli altri (pseudo?) malati. Ora è vero che c'è in giro l'influenza e tutti i soliti malanni di stagione, ma vi pare possibile che siano malati in 10 su 13? A me, francamente, no. Qualcuno va bene, ma così, no. Altrimenti sarebbero 5 su 15 anche a scuola o a circo, no? Il discorso è che li spaventa il freddo. E anche che tanti, e io penso soprattutto genitori, non hanno capito che se frequenti uno sport di squadra hai una responsabilità anche nei confronti dei compagni: se tu non vai, tutti i tuoi compagni ne risentono. Lo stesso vale per le partite: se la squadra si presenta in 5/6 atleti (si gioca in 8) ne risentono tutti. E invece c'é sempre qualcuno che aveva altri impegni cazzi e mazzi.


NON VA BENE!


E nello svolgimento delle mie ufficiali funzioni di accompagnatrice (!!) ho intenzione di metterlo bene bene in chiaro alla prima occasione. Certo, non appena li vedo... e se va così mi sa che andiamo ad aprile.


Vabbè.
Per il resto tutto bene, il ritorno alla routine è sempre in qualche modo piacevole, come un riscivolare nella normalità... tranne per il fatto che, naturalmente, sono a dieta stretta.

















lunedì 9 gennaio 2017

DI REGALI MOLTO APPREZZATI!


Ebbene, ieri sera ho ricevuto il mio sospirato regalo, come vi raccontavo qui 

E' improprio chiamarlo regalo: diciamo piuttosto una sorpresa.


Ebbene, non posso per motivi di decenza scendere troppo nei dettagli, sappiate solo che il mio favoloso marito ieri ha realizzato una delle mie fantasie e sogni ricorrenti.


Mi attendeva in camera da letto indossando un kilt di tartan.


E non aggiungo altro!






**Nota: mi rendo conto che la maggior parte dei miei lettori non capiranno il perché del mio entusiasmo (tolte quelle due o tre....), ma per me la Scozia è una passione totale, da sempre, da quando ero piccola, non sono ancora riuscita ad andarci ma con un po' di fortuna, forse a primavera... quindi ... uaoooooooooooo!





giovedì 5 gennaio 2017

POST SEMISERIO SULLA FOLLIA DI CERTO FANDOM

Il 2017 non prevedo che mi porterà ad aumentare la mia età interiore.
Sixteen-inside sono e sixteen-inside conto di restare.
In qualità di adolescente interiore, frequento alcuni gruppi di fan della mia saga/serie televisiva preferita (al momento) ovvero, come tutti sanno, Outlander. Gruppi che riguardano questo argomento credo che ce ne siano qualche migliaio. Ne ho identificati due o tre che mi parevano simpatici, e uno molto serio, molto ufficiale... ma in realtà avevo cominciato a seguirli essenzialmente per tenere d'occhio i link delle puntate in streaming e le novità sulla produzione. Un mese fa una ragazza appartenente a uno di questi è "fuoriuscita" e ha creato un gruppo nuovo, invitando solo alcune (selezionatissime ahahahahah) persone. Perchè ve lo devo dire: c'è in giro della gente che sta VERAMENTE MALE, ma MOLTO MOLTO PEGGIO di me!!!!!


Noi, in questo gruppo nuovo, siamo molto (ed esclusivamente!) goliardiche, ci deliziamo nel commentare sagacemente (per non dire trucidamente) le foto dei belloni della serie, con particolare interesse alle immagini in cui compaiono in kilt, o seminudi, o magari con quel paio di pantaloncini da corsa che, diamine, tra le pieghe lasciano intuire la presenza di un Sacro Bastone di entità rilevante. Si fa per ridere, solo ed esclusivamente per ridere.


Negli altri gruppi, o almeno in alcuni di questi, invece, regna una cattiveria che non avrei mai potuto immaginare, se non l'avessi vista coi miei occhi. L'attore innanzitutto sembra venir accomunato, quando non proprio confuso, con il personaggio che interpreta e gli vengono appiccicati gli attributi televisivi. Ad esempio, Se Jamie ama Claire, allora Sam DEVE amare Cait, non c'è proprio storia. E' così e basta. Spuntano due foto dove loro ridacchiano insieme o si tengono abbracciati e bum! parte il delirio. Ho visto toto-data per il giorno del loro (immaginario, ovviamente) matrimonio e qualcuna ha addirittura combinato le foto dei due per vedere il possibile aspetto dei futuri figlioli. E fin qui, oddio, è un po' inquietante, ma siamo ancora nel tranquillo.


Peccato che però il nostro Sam abbia, a quanto pare, una morosa che non è affatto quella che le fan
più scatenate vorrebbero. E' una ragazza bionda, semi-sconosciuta, che fa l'attrice, molto molto carina, bionda, occhioni, gambe lunghe, beata lei.


Io non vi posso spiegare gli insulti che questa povera Crista (si fa per dire, ovviamente, dato il gran
manzo scozzese
bel manzo scozzese che si è trovata!) deve leggere sui social quotidianamente. Una cosa pazzesca. Qualunque cosa pubblichi (sui SUOI account di Istagram e Twitter, beninteso, non su quelli di qualcun altro) sono palate di merda sulla testa. Cose pesanti, che arrivano anche a mettere in dubbio la sua integrità di persona che, voglio dire, io non la conosco e magari è la peggio stronza del mondo, ma mica lo puoi stabilire guardando una foto di lei in casa sua che decora l'albero di natale!

Certo poi uno dice: se pubblichi, ti esponi. E' vero. Però lo facciamo tutti. Io pubblico foto che mi sbaciuzzo mio marito e tutti a farmi gli occhietti a forma di cuore. Questa pubblica foto di spalle, in lontananza, in mezzo ai fumi dei fuochi d'artificio di fine anno, di qualcuno che potrebbe, forse, con un po' di fantasia, esser il suo moroso-famoso-manzo-scozzese e prende della puttana arrivista.


C'è qualcosa che non va. Ma decisamente!


L'ultima è di ieri: compare una foto di lei sulle piste da sci.
Ci credete che qualcuno si è preso la briga di ingrandire la foto per vedere chi c'era nel riflesso degli occhiali da sole?


No ma davvero, fatevi una vita.
Fatevi una vita vostra invece di provare a vivere quella di qualcun altro, e ricordatevi che stiamo parlando di una persona, non di un personaggio televisivo, una persona che magari vi sembra di conoscere perchè lo stalkerate virtualmente dalla mattina alla sera alla ricerca di foto, notizie, gossip, ma che comunque NON è il vostro vicino di casa, è un tale - che per sua fortuna è molto figo - che non vedrete mai e non conoscerete mai di persona se non, a dir proprio che vi va di lusso, per il tempo di un autografo.


Io non so nemmeno come definirle, queste cose.
Davvero ci sono persone convinte di poter... non so, in qualche modo condizionare la vita dei propri beniamini televisivi? Pensano che la vita di un personaggio famoso appartenga ai fan e non a lui, solo perchè è famoso? Si dimenticano che è fatto di carne ed ossa e non solo di carta e cellulosa?  A questo siamo arrivati, che la vita virtuale di un divo televisivo è più importante della nostra vita reale e quotidiana? Qualcosa è andato storto, ultimamente, mi sa.


Che poi per carità, i fan pazzi ci sono sempre stati.
Vedi John Lennon, per dire.
Però ormai tutto è alla portata di tutti, tutti sanno tutto di tutti, io non mi sono mossa da Milano, ma se volessi potrei dirvi dove trascorrono le vacanze praticamente tutti gli attori che mi piacciono, ma anche musicisti, giornalisti, politici (no di questi non me ne piace nessuno!).


Quanti Mark David Chapman ci saranno in giro che attendono solo il momento giusto?