venerdì 24 febbraio 2017

DI GIOVANI PADRI


E' successo che un vecchio compagno di asilo del Ric è diventato papà la settimana scorsa.
Una storia di quelle che si leggono sui giornali e non ci si crede: nessuno sapeva della gravidanza, nemmeno la mammina incinta. Vi giuro che è vero, risparmio i dettagli per tutela dei due minorenni coinvolti ma credetemi: da un punto di vista medico, non è così incredibile che non si fosse accorta.


La notizia si è diffusa nel nostro paesello non vi posso spiegare le facce sconvolte, i commenti acidi, la cattiveria, i malauguri e non so più che altro. E come si fa (che, non lo sai?) e ma dai, ma non hanno testa (e no, è insito nell'età) e ma si rovinano la vita (raccontalo alla bimba sana e florida), e ma non è possibile (evidentemente ti sbagli) e via di questo passo. Uno che abbia detto "Oh toh, congratulazioni e auguri" ancora non l'ho trovato.


Allora mi sono messa a pensare alla più frequente delle reazioni, che è "si rovinano la vita".
Cosa vuol dire "rovinare la vita"? Rovinare rispetto a cosa? E' inutile: ci penso e ci ripenso ma non riesco a considerarla una tragedia, come sembrano fare praticamente tutti.
E' indubbio che un figlio a 16 anni mediamente non è quello che uno spera per se stesso o per i propri figli. Però, diceva una anziana signora che conoscevo, un fioeu l'é no una malatia.
Ora dirò qualcosa che scatenerà le ire dei più: tra tutto quello che potrebbe capitare a un adolescente e tra tutti i rischi che un adolescente può correre, quello li mi sembra ancora il meno grave ed il più gestibile.


Abbiamo l'abitudine di dire che una persona "si rovina" se prende dei binari che non sono quelli che noi abbiamo pensato o desideriamo per lui. Lo faccio anche io col Ric: se non studi ti rovini. Questo perché io ho - anche se giuro sempre di lasciarlo libero di scegliere - un progetto per lui, un programma. Ho un idea di come dovrebbe vivere e di quello che dovrebbe fare secondo me. Non sono mai stata una di quelle che i figli devono essere avvocati o dottoroni, anzi sarei stata contenta per lui anche se avesse espresso il desiderio di girare il mondo facendo l'artista di strada, ma devo ammettere che ultimamente me lo sono immaginato varie volte al Cern, con un bel camice bianco da ricercatore, possibilmente in fisica. In questo senso si: se non studia, rovina quella possibilità, che è però una mia idea, un mio desiderio, un mio progetto. Non suo. E nei miei progetti sicuramente non c'è l'idea di diventare nonna almeno per un'altra decina di anni.


Ma se capitasse? Certo un figlio ti cambia la vita, lo fa anche quando hai 30 anni, un lavoro, un compagno o una compagna stabili e lo hai cercato e desiderato. Quindi figuriamoci se  capita per caso, e per di più in una fase della vita in cui già uno fa fatica a badare a sé stesso.
Però cambiare e rovinare sono concetti molto differenti. Un figlio non ti rovina la vita, un figlio - in qualunque circostanza e a qualunque età - ti fa prendere una strada magari diversa da quella che ti eri immaginato, ma se qualcuno o qualcosa può rovinarci la vita, quello siamo solo noi stessi, in prima persona.


Come recita il detto, life is10% what happens to you, and 90% how you react to it


Se Ric avesse un figlio oggi, io non mi dispererei. Lo giuro.
Innanzitutto vorrei che si prendesse le sue giuste responsabilità. Non gli permetterei di lavarsene le mani, anche se sono al cento per cento sicura che non ci penserebbe nemmeno, a farlo. Prenderei atto della cosa, mi impegnerei per dargli una mano e cercherei di fare tutto quello che posso per renderlo il più ed il prima possibile autonomo nei confronti della sua nuova vita. Si, gli consentirei di terminare gli studi. Si, lo aiuterei. E no: non accetto critiche del tipo che se è abbastanza grande per trombare lo è anche per arrangiarsi. Tutte noi abbiamo ricevuto aiuto dalle nostre madri ed avevamo ben più di 16 anni quando abbiamo avuto il primo figlio. Perché diventi improvvisamente sbagliato che un ragazzino lo riceva, mi resta oscuro.


Sarei persino lieta, ma segretamente, perché una persona sana di mente non può mostrare contentezza davanti ad una cosa del genere, specialmente se desidera continuare ad essere considerata sana di mente. Ora che ci penso... non sarei stata disperata nemmeno se fosse capitato a me a 16 anni. Anzi. Quasi quasi mi sarebbe piaciuto. Certo ho fatto di tutto per evitarlo ma essenzialmente perché avevo paura di tornare a casa incinta. Ma ammetto di averci pensato con tenerezza in più di una occasione. Forse sono davvero matta.... ma io preferisco pensare di essere alquanto resiliente. Continuo ad essere d'accordo con quella vecchina saggia e simpatica. Che si gioisca: dopotutto un figlio non è una malattia!






mercoledì 22 febbraio 2017

#INIZIO - ogni viaggio inizia col primo passo

L'alba. Un nuovo #inizio.
La donna, malamente raggomitolata su se stessa nel tentativo di proteggersi dai pericoli della sua stessa oscurità, si alzò faticosamente a sedere. Il sole faceva capolino dietro le foglie dei faggi e dei tigli e le illuminava fiocamente il volto, ed era quasi insopportabile dopo i lunghi mesi di buio in cui aveva vissuto. Che cosa vuoi adesso, sole? Lasciami nelle mie tenebre, lasciami alla mia rabbia e al mio dolore. Vattene, è troppo tardi.
Ma il richiamo della luce diventava ogni momento più irresistibile.
Il calore dei primi raggi pizzicava la pelle e asciugava le lacrime che non avevano mai smesso di solcarle il viso.
Guardò avanti, per la prima volta in molto tempo. La strada sulla quale era rimasta accasciata per lunghi giorni e notti ancora più lunghe procedeva dritta fino a dove l'occhio poteva vedere. Il terreno non era perfettamente liscio, non era perfettamente piano. In certi punti c'erano profonde buche, in altri si intravvedevano faticose salite. Ma gli alberi ai lati del viale erano fioriti, odorosi, luccicanti di sole e promesse.
La donna si mise faticosamente in piedi. le tremavano le gambe, non aveva più provato a camminare da quella maledetta sera in cui tutto il castello che aveva costruito si era rivelato fatto di carte. Strizzò gli occhi accecata dal bagliore che filtrava tra i rami e respirò. Semplicemente, respirò. L'aria che entrava ed usciva, frizzante, aveva un effetto benefico, rinvigorente. Si sentì leggermente meglio. Voci le giungevano da lontano, voci che le parvero famigliari, ma non aveva tempo di occuparsi di nulla in questo momento, solo di se stessa. Cos'era quel pizzicore alle mani? Cos'era quella smania che sentiva nelle gambe? Non poteva semplicemente tornare in terra, avvolta su se stessa, ed essere lasciata in pace? No, capì. Ormai non poteva più. Ormai aveva aperto gli occhi e la strada era davanti a lei. Era tempo di guarire. Prese una decisione d'impulso, e cominciò a spogliarsi freneticamente. Gettò gli abiti della sua vecchia vita dietro di se e con essi lanciò, poco per volta, tutto ciò che la ancorava al passato. Era urgente, ma non c'era fretta. Con la camicia si liberò della rabbia. Con la gonna della sfiducia. Con le scarpe del dolore. Con la biancheria dell'umiliazione. Si girò a guardare quel patetico mucchietto dietro le sue spalle e vide la strada dietro di lei, buia ed irta di rovi come in un vecchio racconto di principesse addormentate. Ringraziò dal profondo di se stessa quell'oscurità perché le aveva insegnato una importante lezione sulla sua forza ed il suo coraggio. Poi, la lasciò andare per sempre. Si voltò nuovamente verso la strada, guardando avanti col volto sorridente, gli occhi luminosi ed il corpo spogliato, nudo come all'#inizio di tutto, il giorno in cui era venuto al mondo. Finalmente e completamente se stessa, finalmente consapevole, finalmente scarica di pesi inutili, la donna alzò risolutamente il piede e compì fiera il primo, decisivo passo sulla sua nuova strada.








Questo post partecipa al progetto #aedidigitali
Dettagli qui



lunedì 20 febbraio 2017

E' UFFICIALE.

Ok è ufficiale.
Ieri abbiamo prenotato i voli per Edimburgo.


Oddio che emozione!


Sentendomi un pochino in colpa (ma poco eh?) nei confronti dei figli, mi sono assicurata che a loro andasse bene non partecipare al viaggio. Il Ric mi ha guardata come se fossi pazza :-D dichiarando che avrebbe preferito di gran lunga stare a casa 4 gg da solo (cosa che non farà: andrà a dormire regolarmente dalla nonna) e il Nin si è scandalizzato all'idea di avere 4 giorni di scuola da recuperare (ovvero da fare a casa quello che fanno a scuola durante la sua assenza + tenersi in pari con le lezioni del giorno) e ha dichiarato con convinzione che non ci pensa nemmeno, a perdere tutti quei giorni, che poi deve lavorare il doppio.


Perciò sapete che c'è??


BYE BYE BABIES, parto col marito e tanti saluti, 3 giorni pieni pieni (+ viaggio) di disintossicazione dalla vita quotidiana non possono che essere una manna dal cielo!! Specialmente perché saremo in ferie anche nei 2-3 giorni precedenti e nei 2-3 successivi al viaggio. La perfezione.


Ora non mi resta che mettere la mani sulla più figherrima guida di Edimburgo, perfezionare il piano d'azione (il che significa ottimizzare i tempi visto che voglio vedere anche qualche cosetta fuori dalla città...) e prenotare un albergo che soddisfi la mia follia, e che probabilmente sarà uno di questi tre:








... lo so lo so, sono una pazza nerd sedicenneinside senza speranza.


Pace :-)




martedì 14 febbraio 2017

CRONACA DI UN WEEKEND ANNUNCIATO

Vabbè che vi devo dire.
Alla fine non mi sono mica dimessa.
Come dice mio marito, la carogna mi passa abbastanza in fretta, faccio fuoco e fiamme per un po' ma l'eruzione finisce sempre piuttosto velocemente. Fino alla prossima, ovviamente.


Sabato siamo stati a Roma per Italia-Irlanda del #6Nazioni di rugby.
Che dire, il rugby è sempre una gran festa. Siamo partiti in 16 dalla Stazione Centrale all'indecentissimo orario delle 7.15 del mattino per arrivare poco dopo le 10. Entrando in stazione, ci accoglie questo cartello:




e già li capisci che sarà un bel weekend. I ragazzi rigorosamente in divisa e i genitori - o la maggior parte -  con la felpa della società, abbiamo invaso la capitale insieme a altre decine di migliaia di tifosi,  chi in maglia verde e cappello da leprechaun, chi nei colori delle proprie squadre. Alcuni tifosi irlandesi erano travestiti da San Patrizio, coi cappelli da vescovo in testa e il mantello verde trifoglio, e facevano abbastanza ridere :-)


Ci siamo concessi un lauto pasto a base di arancini di riso, pizze, focacce e birra in un posticino vicino allo stadio Flaminio e poi siamo partiti a piedi alla volta dell'Olimpico. Come, che strada abbiamo fatto? E che ne so... abbiamo seguito la folla!!! I bambini (pardon, gli atleti) erano piuttosto sovreccitati, ma comunque sportivamente abbiamo comprato una sciarpa anche coi colori degli avversasri.





SUL VISO LA BANDIERA ITALIANA
E IL SIMBOLO DELL'IRLANDA
Allo stadio è stato un vero dramma. Gli irlandesi ci hanno rifilato una batosta di quelle storiche, la partita non è stata nemmeno malvagia fino a un certo punto, diciamo che segnavano praticamente solo loro ma almeno glie la facevamo sudare, la meta.... ma a una ventina di minuti dalla fine i nostri ragazzi in azzurro sono defunti. O per stanchezza o per depressione, hanno completamente perso qualunque tipo di mordente. E' finita 10-63. Una débâcle! Questo non ha impedito comunque ai nostri prodi Lupetti di ingaggiare battaglia a suon di passaggi con un gruppo di tifosi irlandesi che hanno scaturito un pallone da rugby da non so dove proprio all'uscita dello stadio,  dimostrando così se ce ne fosse bisogno che le tifoserie avversarie non sono il nemico e che il rugby è uno sport (bestiale) giocato da gentiluomini.
Il giorno successivo ci siamo concessi quattro passi in città in attesa dell'ora di ripartire per le nebbie della bassa padana, passando da Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Fori, Colosseo. E un giro in via Condotti, in un orario in cui i negozi erano ancora tutti chiusi ma tanto anche se fossero stati aperti non sarebbe cambiato un bel niente.

Il discorso qui si complica, perché a un certo punto siamo entrati in un negozio di cianfrusaglieria varia, di quelli che vendono piccoli complementi per il bagno, la cucina ecc... tutti belli colorati e di design. C'erano in esposizione degli occhiali pre-graduati come quelli che si trovano in farmacia, e ne ho inforcati un paio per provarli soltanto perché erano carini. Avevo in mano una scatolina di un acquisto che avevo appena effettuato, e mi sono accorta che... ecco. Come posso dire. Le scritte sulla scatolina erano molto piccoline e.... con gli occhiali le leggevo perfettamente. Senza, un fico secco. E così... che devo dirvi. Li ho comprati. Perché esiste una gran differenza tra essere giovanili ed essere giovani.


lunedì 13 febbraio 2017

MI DIMETTO DA MADRE.

Oggi faccio coming out.


Il mio istinto materno è fottuto. Andato, seppellito. Mi restano solo i coglioni roteanti.
Ssono arrivata ad un punto in cui veramente dei miei figli non ne posso più. Ma mica per modo di dire.
Vorrei essere come quelle brave donnine tenere e arrendevoli che qualunque cosa capiti rispondono con un bel sorriso e una torta al cioccolato, ma non lo sono. Non lo sono, punto e basta.
Non riesco a digerire tutto semplicemente perché sono i miei figli e li amo.


Li amo, e allora?
Questo da loro dei diritti sulla mia persona?
Ma direi proprio di no.


Riccardo non ha preso nemmeno una sufficienza a scuola da dopo le vacanze natalizie, ed è passato un mese. Sembrava che ultimamente le cose fossero un po' cambiate perché mi pareva più sereno e sorridente, ci si poteva parlare un po' di più, ma la litigata impiccata di stamattina e gli ultimi due 5 che sono di oggi mi hanno aperto gli occhi: è ancora la solita merda.


Quell'altro da parte sua ha dei momenti di rabbia durante i quali perde il lume della ragione e mi augura alternativamente di cascare da un ponte, o di sdraiarmi sulle rotaie del treno ed attendere che passi. Oppure si augura di morire perché la vita con noi è un inferno, e lui è il nostro schiavo. E' un bambino? Si, e quindi? Resta uno stronzo. Piccolo, ma stronzo. E se fa brutto dirlo del proprio figlio, pazienza.


Io ne ho i coglioni pieni, basta, sono arrivata veramente al punto di rottura.
Qui le cose sono due, o me ne vado o li ammazzo. Non vedo alternative. Non li sopporto più, non ne posso più, ne uno ne l'altro. Me ne fotto che poi il piccolo viene a chiedere scusa e il grande con un abbraccio mi fa su come una cretina. Me-ne-fotto, mi avete sentito?


Ho una gran voglia di prenderli tutti e due a male parole, perché ragazzi miei, siete due piccoli coglioncelli senza arte ne parte, e bisogna che ve ne facciate una ragione, sappiatelo. Rendetevi conto. Non faccio certo il vostro bene a tenervi nascosta questa amara verità, perciò ecco qui: ve la dico chiara e tonda. Sono vostra madre ed è mio dovere dirvi anche le cose scomode. E' per il vostro bene: dovete avere chiaro chi e cosa siete. I miei mal di pancia, le mie notti insonni, tutti i pensieri che macino a cercare delle soluzioni per voi due, non ve li meritate perché non sapete che farvene. Siete contenti solo di giocare alla Play, quello piccolo, e farsi i cazzi suoi, quello grande, e il resto può andare in fumo senza che voi ve ne accorgiate.


Basta chiedere, basta ottenere: il resto non conta. Riccardo non fa niente, e dico niente, di quel che gli si richiede: non è capace nemmeno di tenere in ordine il suo cassetto delle mutande. E dire che ho smesso di fargli la servetta quando aveva 5 anni. Mi immagino come stanno messi quelli con la mammina servizievole. Lorenzo è la più adorabile delle creature finchè non lo si contraria. Ma basta una parola storta e addio, gli parte l'embolo. E dove cazzo sta scritto che devo misurare le parole in casa mia? Con un pistola di 9 anni? Impara a gestirti bellodemamma, che è ora.


Senso del dovere? Ma cos'è?
Rispetto? Ma quando?
Un minimo di decenza? Nemmeno.


E' uno schifo, fa tutto davvero molto schifo.
Io, sono al capolinea e adesso scendo.
Mi dimetto.
Che si arrangiassero.



giovedì 9 febbraio 2017

DI NINNOLI RABBIOSI

Dunque, il Nin (cui prima o poi cambierò soprannome che ormai è passatello) è un bambino allegro e solare la maggior parte del tempo, ma ha un piccolo - ma piccolo neh? - problemino caratteriale. E' estremamente collerico. Ma tanto, parecchio. E' incazzoso di default.

Lo direste mai di questa faccia??   -->
Eppure.


Ora lasciamo perdere i discorsi sulla genetica e sull'educazione, perché è chiaro che i genitori sono gli stessi rispetto al Ric e la pedagogia, insomma, molto simile... sta di fatto che lui così infiammabile ci è proprio nato. Quando era piccolo, tipo 6-8 mesi, se lo contrariavo partiva di capoccia e mi tirava una testata sul naso. Bon, fine. Hai capito o no che non sono d'accordo?


Crescendo ha affinato la tecnica: dalla capoccia alle mani. I primi anni di cortile sono stati un po' difficili, perché non appena qualcuno lo spingeva o lo sgambettava giocando, o vinceva una gara, o per qualunque motivo anche banale entrava in rotta di collisione con lui... basta, gli vedevi proprio calare il buio negli occhi, ed erano botte da orbi. Perché era sempre convinto che lo facessero apposta. E quindi si vendicava.


Di li è cominciato il lungo lavoro di sedazione di questo istinto omicida, passando per i classicissimi conta fino a 10 e fai un bel respiro profondo per arrivare ad un più originale (e autobiografico) tu fai finta che la rabbia sia il tuo avversario che scappa con la palla: placcala.


Insomma risultati alterni, ci sono stati grossi miglioramenti ma la perfezione come si sa non è di questo mondo. Quando gli scappa una incazzatura di troppo viene da me contrito "Mamma lo sai che ho problemi con la gestione della rabbia"... Sic.


Lunedì pomeriggio era in cortile con due compagni di classe. Giocavano proprio sotto le mie finestre, io ero in doccia quando il Ric, la cui scrivania è proprio davanti alla finestra suddetta, mi avvisa che lo sente piangere. Apro, mi spenzolo.
- Nin, tutto bene?
- No mi sono fatto male!
- Ok vuoi salire?
- No.
- Bene allora non è grave, ti aspetto alle sei.


Baci abbracci e fine del problema.


Ieri la mamma di uno degli altri due bambini mi ha fatto il resoconto dei fatti (così come riportato da suo figlio, il piccolo G.)
Dunque pare che G abbia involontariamente fatto uno sgambetto al Nin giocando a palla e che il Nin appunto sia caduto sbucciandosi un ginocchio. Il povero G, che conosce il Nin da anni (e si è pure preso le sue più di una volta) era tutto dispiaciuto e continuava a scusarsi dicendo di non averlo fatto apposta.


Il Nin, una roccia.
Si è alzato, si è messo dritto come un fuso con le mani lungo i fianchi, i pugni e gli occhi chiusi, sciorinando una sorta di mantra.
- Giaco.... voglio menarti ma non ti meno... voglio menarti ma  non ti meno... voglio menarti ma non ti meno...
- No ma davvero scusa, non l'ho...
- Allontanati. Voglio menarti ma non ti meno... non mi venire vicino altrimenti ti pesto. Allontanati. Voglio menarti ma non ti meno.....


Due minuti così.
Poi hanno ricominciato a giocare come se nulla fosse (per fortuna al Nin come gli monta, gli si smonta in un lampo)


Il piccolo G era molto ammirato dal suo nuovo autocontrollo (e secondo me anche parecchio sollevato)




DI HIGHLANDS (FORSE) MANCATE.

Il viaggio della mia vita è il tour della Scozia.
E' qualcosa che desidero fare fin da bambina.
Natura selvaggia ed antichi castelli mi attirano come se fosse la mia "vera casa", sensazione che sperimentavo anche rispetto all'Inghilterra quando la frequentavo assiduamente, da giovane.


La mia - amichevolmente sfottuta - passione per gli uomini dai capelli rossi e possibilmente in gonna non può essere  casuale: devo avere del sangue celta nelle vene, per forza. Avrò passato la mia precedente vita nelle Highalnds come moglie di un laird? O magari come sguattera di cucina in una fattoria nei pressi di Inverness?? (oddio moglie di laird suona meglio!)


Comunque... com'è come non è questo era l'anno del viaggio. Ne parlo da non so più quanto. Il marito è d'accordo. Ho chiesto le ferie per dopo Pasqua. Ho elaborato il tour e praticamente so già quasi dove andare a dormire.


E quindi quale è il problema?
Beh ce ne sono almeno due.
Primo, le ferie non sono ancora state autorizzate.
Secondo, questo è un viaggio che vorrei fare senza figli. Non solo perché sono posti molto "romantici" ma anche perché come dicevo è il viaggio della mia vita, e sarò stronza ma tirarmi dietro uno col muso e l'altro che si lamenta che è stanco... anche no.  Ma dubito che troverò da sistemare il Nin per il tempo necessario... si perché il mio giro prevede sia la zona di Edimburgo (Doune, Midhope, Blackness, oltre naturalmente alla città) sia la zona di Inverness (Loch Ness e Uquart, Fort William, Glenfinnan, Culloden) passando per il parco nazionale ed una distilleria di whisky o due, e non si può fare in meno di una settimana. 


Quindi. Le soluzioni che posso vedere sono soltanto due.
1) riduco il giro alla sola Edimburgo e dintorni, 4 giorni e 3 notti, ad aprile e magari così il Nin lo sistemo. Ma non si può più parlare di Highlands.
2) Lo faccio tutto, ma quest'estate. Coi figli.


Altre soluzioni non me ne vengono in mente.
Sempre che riesca a partire del tutto.
Ieri ho portato a casa il mio itinerario tutto fatto per bene, giorno per giorno e visita per visita, coi chilometri da percorrere e tutto quanto. Mio marito, che dice di aver voglia quanto me di fare questo viaggio, non l'ha nemmeno guardato.


Che devo dirvi. Al momento non mi sento tanto ottimista.





lunedì 6 febbraio 2017

DI CAPITANI


Era matematico, non so di cosa mi stupisco.
Dopo circa 40 giorni di sole splendente e cielo terso senza manco una nuvola, sabato abbiamo giocato il primo torneo del 2017 sotto una dannatissima pioggia e su un campo che era praticamente una piscina. Come sempre, il problema non è degli atleti ma nostro: a loro che gli frega, anzi, si divertono pure di più! Noi li, immobili come pali (io in campo, peraltro) dritti come fusi, con una birra (ovviamente annacquata) in mano giusto per darci un tono. Peraltro un torneo numeroso come non se ne vedevano da mesi, 5 partite (brevi) e fortunatamente senza interruzioni tra l'una e l'altra.


I nostri Lupi dell'Iride hanno ben figurato, con 3 vittorie 1 sconfitta e 1 pareggio, ma se persino l'allenatore W. gli ha detto che hanno giocato bene (quello del "te le taglio le mani se non impari a usarle, ndP) significa che possiamo essere veramente soddisfatti.


Il Nin ha giocato da capitano (scelgono un capitano l'ultimo allenamento prima del torneo, e devo dire che il Nin viene scelto abbastanza spesso) e ho sentito alcuni dei suoi compagni parlare tra di loro fuoricampo con apprezzamento "ehh Lore è la nostra arma segreta... come corre...." il che mi ha fatto molto piacere anche se ovviamente a lui non ho detto niente.


Devo dire che ho notato  una cosa che, non posso dire mi abbia fatto arrabbiare perché sarebbe troppo, ma sicuro mi ha un po' infastidito. C'è un suo compagno di squadra cui piace evidentemente farsi notare. Nulla di male. Sabato ha cercato in più occasioni di "scippare" il ruolo di capitano, peraltro riuscendoci, essendo il Nin poco o nulla interessato alla "visibilità". Il capitano in una squadra di U10 ha essenzialmente un ruolo: far schierare correttamente i suoi compagni in campo all'inizio di ogni nuova azione. Oltre a questo, nella nostra squadra per evitare litigi, il capitano è quello che da il via al gioco calciando la palla. Chissà perché è una cosa che vogliono sempre fare tutti. Questo suo compagno invece si inseriva al posto del Nin urlando il classicissimo "schieratiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii" e impadronendosi del pallone stile damigella che cerca di intercettare il bouquet della sposa ogniqualvolta era necessario battere.

Il Nin che dire... non se n'è manco accorto.
Sono stata a lungo dibattuta se fargliene cenno oppure no, e alla fine ho deciso per il si.
Gli ho detto che ci sono persone a cui piace mettersi in mostra e che fa parte del carattere e non c'è di base nulla di male, ma che deve fare attenzione che queste persone non gli mettano i piedi in testa. Che il suo ruolo di capitano implica determinate cose e quelle cose deve farle lui, altrimenti rischia di perdere il rispetto della sua squadra. Che se qualcuno cerca di intromettersi lui con molta gentilezza deve semplicemente rispondere "Oggi il capitano sono io e me ne occupo io. Quando lo farai tu, te ne occuperai tu".

Da una parte non sono sicura di aver fatto bene, perché dopotutto se il Nin non ha quel tipo di competitività (anche se sul campo competitivo lo è, eccome!) forse non dovrei instillargliela, ma d'altra parte persone così, che sgomitano per prendere il suo posto, ne troverà per tutta la vita ed in ogni ambito, e forse non è male che cominci a capire come gestirle.

Cosa ne pensate?

giovedì 2 febbraio 2017

SONDAGGIO


Se ci fosse qualcosa che desiderate, ma tanto, un sacco, parecchissimo..... una cosa (non necessariamente un oggetto) che considerate magari non fondamentale ma sicuramente molto importante per la vostra vita.....
...... ma vi vergognaste a chiedere, come fareste?

mercoledì 1 febbraio 2017

DI VIAGGI E SEI NAZIONI


Siete pronti? Siete caldi? Siete al dente?
Sabato comincia il Six Nations di Rugby, con Scozia-Irlanda a Edimburgo (perché io non sono li? Eh? perché CAZZO io non sono li??)


La Federazione ci manda, come società sportiva (Lupi! Au! Au! Au!) i biglietti per una delle partite che si svolgono all'Olimpico, e quest'anno tocca ad Italia-Irlanda che si giocherà l' 11 febbraio.
Se ricordate questo post, capirete perché quest'anno abbiamo deciso di andare a Roma per tutto il week end, con alcuni compagni di squadra del Nin e relativi genitori.


Dopo la notizia dell'arrivo dei biglietti ci sono stati giorni di convulsa consultazione tra mamme e papà del rugby. Ma tu con quale treno scendi? Ma a che ora parti? Ma prenotiamo tutti nello stesso albergo? Ma tu hai contatti a Roma? Ah si, allora pensaci tu. Ma per il ritorno, verso che ora facciamo? Ma la domenica mattina meglio Colosseo o Fori Imperiali? E' stato creato un gruppo wap apposta, e vi ho detto tutto.


Inosmma. Come organizzare un matrimonio.
Definito il pernotto (trovato posticino che ci piglia tutti) e concordati gli orari di massima di andata e ritorno, mi accingo a prenotare il treno che, ve lo devo dire, è un salasso da levarti il sangue dalle vene. Ma faniente, per il Nin si fa questo e altro, si parte alle 7 del mattino ma faniente, al massimo dormiamo in treno, si va a prendere una gelata (e una batosta) allo stadio, ma perdio, siamo rugbisti, mica sollevatori di polemiche. Si va. Punto.


Torno dunque un bel giorno a casa entusiasta per comunicare la lieta novella al Nin


- Ehi allora, l' 11 pronti via, andiamo allo stadio eh?
- Stadio, che stadio?
- A vedere il 6 Nazioni. Italia Irlanda. Fico eh?
- Ma dove?
- All'Olimpico, dove siamo stati anche l'anno scorso?
- Nooooo ma fin la? Ma è lontaaaaanoooooo
- Si beh, prendiamo il treno quello superveloce
- Noooo perché non la guardiamo in TV che si vede meglio?


Io-lo-uccido.